Mutui e prestiti: L’economia del Lazio

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INTRODUZIONE – Come anticipato, con questo secondo articolo dedicato al Lazio, continua l’analisi e la divulgazione dei dati della pubblicazione annuale “Economie regionali” del giugno 2012 edita da bankitalia nella quale, ci siamo detti, abbiamo avuto modo di riscontrare alcune interessanti differenze tra le varie regioni italiane, certo non sostanziali, ma senza dubbio originali. Nella speranza che possano interessare ai più curiosi come hanno interessato noi, abbiamo deciso di inoltrarvele estremamente sintetizzate e sfoltite dei tecnicismi più superflui allo scopo di favorirne una più semplice divulgazione e comprensione.

fonte: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2012/analisi_s_r/1214_lazio

Buona lettura.

 

l’economia del Lazio:

prestiti bancari – Nei primi mesi del 2012, sia pure in un contesto di attenuazione delle turbolenze finanziarie nell’area dell’euro, la dinamica del credito a famiglie e imprese si è ulteriormente indebolita: sulla base delle informazioni disponibili, dopo un calo nel primo bimestre, a marzo i prestiti alle imprese si sono stabilizzati sui livelli dei dodici mesi precedenti mentre il credito alle famiglie, pur continuando a espandersi, ha decelerato al 2,9% (fig. 3.1).

per settore – Dopo una fase di moderata ripresa dei prestiti alla clientela residente nel Lazio nella prima parte del 2011, nello scorcio dell’anno l’intensificarsi della crisi del debito sovrano e il repentino peggioramento del clima congiunturale hanno condizionato la dinamica del credito. A dicembre 2011 i prestiti erano cresciuti dello 0,9% rispetto ai 12 mesi precedenti; tre mesi prima lo stesso tasso di crescita risultava pari al 3,1% (tav. 3.1). Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie è risultato pari al 4,1% (5,1 a settembre), quello alle imprese al 4% (dal 7,3 di settembre).

domanda e offerta, modalità  – Nella seconda metà del 2011 la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie consumatrici si è notevolmente ridimensionata; anche la richieste di credito al consumo hanno presentato una flessione (fig. r3a). Al debole andamento della domanda di finanziamenti, che nelle attese degli intermediari proseguirebbe anche nella prima parte del 2012, si è associato un inasprimento dei criteri di offerta da parte delle banche. Relativamente ai mutui, l’irrigidimento delle condizioni applicate alla clientela nella seconda metà del 2011 si è tradotto prevalentemente in condizioni di costo più sfavorevoli sia per la media delle posizioni sia per la clientela più rischiosa (fig. r3b).

credito alle famiglie – Tenendo conto sia dei prestiti bancari sia di quelli delle società
finanziarie, alla fine del 2011 il tasso di crescita del credito alle famiglie consumatrici si è portato al 3,6% dal 4,9 del 2010 (tav. 3.2). I prestiti per l’acquisto delle abitazioni, che rappresentano circa i due terzi del credito complessivamente erogato alle famiglie, hanno decelerato dal 4,7% di fine 2010 al 4,3 di dicembre 2011 (tav. 3.2); nel primo trimestre del 2012, il rallentamento si è accentuato.  La debolezza dei consumi delle famiglie  si è riflessa nella stagnazione delle erogazioni per credito al consumo (tav. 3.2): al modesto incremento dei finanziamenti concessi dalle banche (1%) si è associata la riduzione di quelli erogati dalle società finanziarie che, sulla base di informazioni preliminari, sarebbe proseguita nei primi mesi di quest’anno raggiungendo a marzo l’1,8 per cento.

tassi di interesse – Nel corso del 2011 il tasso annuo effettivo globale (TAEG) medio sui nuovi
mutui è aumentato, portandosi al 4% nel trimestre finale del 2011 dal 3,1% della fine del 2010; l’aumento, che si è concentrato nella seconda parte dell’anno in connessione con l’adeguamento dei tassi medi bancari all’aumento del costo della raccolta, ha interessato in particolare le nuove erogazioni a tasso variabile (tav. a21).

mutui alle famiglie – Negli anni più recenti le caratteristiche dei mutui erogati sono cambiate. Dopo un aumento delle operazioni a tasso fisso fino al 2008, negli anni successivi sono tornate a prevalere le erogazioni con formule indicizzate (fig. 3.2a): nel 2011, circa il 75% dei nuovi mutui è stato erogato a tasso variabile (nel 2007 tale quota era di poco superiore al 34%). Anche l’importo medio dei nuovi finanziamenti concessi si è ampliato: tra il 2005 e il 2011 quelli superiori ai 150mila euro sono passati da circa metà a due terzi del totale (fig. 3.2b), una quota significativamente superiore alla media nazionale (52% nel 2011), che pure è risultata in crescita. Si è ampliata la dimensione media dell’indebitamento connesso a mutui immobiliari, in particolare per le famiglie con redditi medio-alti (cfr. il riquadro: L’indebitamento delle famiglie). In un contesto di tendenziale riduzione del loan-to-value applicato dalle banche, tale andamento indicherebbe che le nuove erogazioni siano state destinate all’acquisto di immobili di maggiore valore. Dal 2005 la quota di nuovi mutui destinata a clientela di età non superiore a 35 anni (fig.3.2b) si è ridotta dal 34 al 29%, attestandosi sistematicamente su valori inferiori alla media nazionale (35,3 nel 2011). Nonostante l’aumento della popolazione straniera residente nella regione, la quota di erogazioni destinate a immigrati, che era salita a circa il 10% nel 2006, dopo l’inizio della crisi si è ridotta (7,1% nel 2011 e 7,4 nella media italiana). Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro, più severi in particolare per i giovani, potrebbero averne ridotto la domanda di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni; le banche, inoltre, potrebbero avere adottato politiche più selettive verso segmenti della popolazione considerati più rischiosi.

debito delle famiglie – Nel Lazio, l’indebitamento delle famiglie consumatrici è cresciuto nell’ultimo decennio, mantenendosi superiore alla media delle regioni del Centro e a quella nazionale. L’indebitamento delle famiglie italiane rimane comunque significativamente inferiore rispetto alla media dell’area dell’euro (cfr. Rapporto sulla stabilità finanziaria, n. 2, novembre 2011). Nel 2011 il rapporto tra i debiti finanziari (mutui e credito al consumo) e il reddito delle famiglie consumatrici era pari al 63%  (56,6 nel Centro, 53,2 nella media del Paese); il dato risulta in crescita nell’ultimo decennio (era pari al 37,1% nel 2003). L’incremento ha riguardato anche il rapporto tra i mutui, che costituiscono la parte principale dei debiti finanziari, e il reddito disponibile (circa il 52% nel 2011; fig. r4a). La marcata riduzione dei tassi d’interesse tra il 2007 e il 2009 ha contribuito ad evitare un incremento dell’onere del debito rispetto al reddito. In base ai dati dell’indagine Eu-Silc, che permettono di analizzare alcune caratteristiche del debito delle famiglie a livello regionale, nel 2009, ultimo anno per cui l’indagine è disponibile, le famiglie consumatrici del Lazio con un mutuo avevano destinato il 18,5% del proprio reddito al servizio del debito (cioè al pagamento della rata per interessi e rimborso del capitale), una percentuale inferiore a quella registrata nel 2007; tale quota risultava più contenuta rispetto a quella rilevata nella media del Paese e del Centro (fig. r4b).

Il ricorso al mutuo e la quota di reddito destinata al pagamento della rata del mutuo non si distribuiscono tuttavia uniformemente nelle diverse classi di reddito. Secondo i dati Eu-Silc, nel 2009 poco più del 14% delle famiglie laziali aveva un mutuo. La quota scendeva al 7% considerando le famiglie appartenenti alla fascia con redditi più bassi e saliva al 22% considerando quelle con redditi più elevati. Rispetto al 2005 la quota di famiglie con redditi più bassi che ha un mutuo è rimasta sostanzialmente stabile, è invece aumentata quella delle famiglie con le maggiori disponibilità, che si indebitano per importi di entità maggiore.  L’ampliamento del divario ha risentito anche di politiche di offerta di credito più selettive da parte delle banche. La quota di reddito destinata al pagamento della rata del mutuo fornisce indicazioni sulla vulnerabilità finanziaria di una famiglia: convenzionalmente è definita finanziariamente vulnerabile una famiglia con una rata del mutuo superiore al 30% del proprio reddito. Tra il 2007 e il 2009 la quota di famiglie laziali finanziariamente vulnerabili sul totale delle famiglie (indebitate e non) è diminuita dal 3,5 al 2,9%. La quota di indebitamento riconducibile alle famiglie vulnerabili è passata dal 29,7 al 24,9%. Il livello dei tassi d’interesse, ridottosi considerevolmente nel 2009, ha limitato l’impatto della crisi sulla situazione finanziaria delle famiglie.

indicatori di disagio – L’indebitamento finanziario può comportare una riduzione della capacità delle famiglie di fare fronte con regolarità ai pagamenti e mantenere il proprio tenore di vita. Nel 2009 il 6,6% delle famiglie laziali che aveva un mutuo non aveva con regolarità rispettato le scadenze di pagamento (fig. r5a). Il 3,8% delle famiglie aveva anche registrato almeno una forma di disagio nella gestione delle spese domestiche (circa il 3% nel 2005; fig. r5b), principalmente la rinuncia a vacanze o a vestiti necessari.

appuntamento a giovedi 28 con l’economia del Friuli Venezia Giulia.

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