Mutui e prestiti: L’economia del Friuli Venezia Giulia

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INTRODUZIONE – Come anticipato, con questo 3°articolo dedicato al Friuli Venezia Giulia, continua l’analisi e la divulgazione dei dati della pubblicazione annuale “Economie regionali” del giugno 2012 edita da bankitalia nella quale, ci siamo detti, abbiamo avuto modo di riscontrare alcune interessanti differenze tra le varie regioni italiane, certo non sostanziali, ma senza dubbio originali. Nella speranza che possano interessare ai più curiosi come hanno interessato noi, abbiamo deciso di inoltrarvele estremamente sintetizzate e sfoltite dei tecnicismi più superflui allo scopo di favorirne una più semplice divulgazione e comprensione.

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2012/analisi_s_r/1208_fvg/1208_fvg.pdf

Buona lettura…

 

L’economia del Friuli Venezia Giulia:

Nel corso del 2011 la ripresa dei prestiti bancari a clientela residente, avviatasi nel secondo semestre dell’anno precedente, ha rallentato e nei dodici mesi terminanti in dicembre il credito ha registrato una diminuzione (-0,5%; fig. 3.1 e tav. 3.1); la flessione si è accentuata nel primo trimestre del 2012 (-2%). La dinamica dei prestiti al settore produttivo, più debole rispetto a quella del totale dell’economia, è diventata negativa negli ultimi mesi: in dicembre i finanziamenti sono calati sia per le imprese medie e grandi (-2,3%), sia per quelle di classe dimensionale più piccola (-1,3%); la crescita dei finanziamenti alle famiglie consumatrici ha proseguito seppure in attenuazione.

Nella seconda metà dell’anno, a seguito del maggior costo della raccolta conseguente al propagarsi della crisi del debito sovrano, gli intermediari hanno considerevolmente rivisto al rialzo i margini rispetto ai tassi di riferimento. Tra la fine del 2010 e quella del 2011 i tassi sui prestiti a breve termine sono saliti di un punto percentuale, al 5,7%, quelli a medio e a lungo termine di oltre due punti, al 5,8% (tav. a23).

 

Nella seconda metà del 2011 e nelle attese riferite alla prima parte del 2012 la domanda di finanziamenti delle famiglie consumatrici è diminuita, sia per l’acquisto di abitazioni sia per il credito al consumo (fig. r4a). Dal lato dell’offerta le banche hanno segnalato un irrigidimento nei criteri di concessione dei prestiti per entrambe le finalità con riferimento al rapporto tra il valore del prestito e le garanzie; riguardo ai mutui, la restrizione ha comportato condizioni di costo più onerose, in particolare sui prestiti più rischiosi (fig. r4b).

La crisi si è riflessa in una minore partecipazione delle famiglie residenti al mercato dei mutui immobiliari: a partire dal 2008 si è interrotta la crescita delle erogazioni anche in connessione al calo delle compravendite (fig. r5a). Negli anni più recenti sono anche mutate le caratteristiche dei finanziamenti  concessi: dopo un aumento delle operazioni a tasso fisso fino al 2008, negli anni successivi le erogazioni si sono orientate nuovamente verso formule indicizzate che, in assenza di adeguate coperture, potrebbero esporre le famiglie a un significativo rischio di tasso. Nel 2011 l’incidenza dei mutui a tasso variabile sul totale delle erogazioni si è mantenuta superiore all’80%, anche per effetto del persistente differenziale tra tassi fissi e variabili: questi alla fine dell’anno erano saliti rispettivamente al 4,8 e al 3,2%.

Tra il 2005 e il 2011 i finanziamenti oltre i 150mila euro sono saliti dal 23,2 al 38,2% del totale (fig. r5b); in un contesto di tendenziale riduzione del Loan-to-Value (percentuale del valore dell’immobile finanziata dal mutuo) applicato dalle banche, tale aumento indicherebbe che le nuove erogazioni siano state garantite da immobili di maggiore valore. Nello stesso periodo è progressivamente diminuita la quota di erogazioni a favore dei debitori più giovani: l’incidenza dei mutui concessi a residenti nella fascia di età fino a 35 anni è calata dal 45,0 al 36,7% (fig. r5c). Tra il 2007 e il 2009, sebbene la popolazione straniera abbia continuato a crescere, anche la quota di erogazioni effettuate a favore di immigrati si è ridotta: nel 2011 si è attestata al 12,3% mantenendosi inferiore al valore massimo registrato nel 2006 (fig. r5d). Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro, più accentuati per giovani e stranieri potrebbero avere ridotto la domanda di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni. Le banche, inoltre, potrebbero avere adottato politiche più selettive verso segmenti della popolazione considerati più rischiosi. Gli spread sui mutui indicizzati applicati ai debitori immigrati sono stati sistematicamente più elevati di quelli dei debitori italiani (in media, di 32 centesimi nel 2011). L’importo del mutuo, che tende a essere correlato con il reddito e la ricchezza del nucleo familiare indebitato, ha influito sulle disparità di costo in misura crescente dopo la crisi. Lo spread applicato ai mutui indicizzati con importo inferiore a 100mila euro è risultato mediamente superiore a quello osservato sui finanziamenti di importo maggiore a 150mila euro. La vulnerabilità delle famiglie indebitate. – Il livello di indebitamento delle famiglie residenti in Friuli Venezia Giulia, nonostante la crescita degli ultimi anni, è rimasto inferiore alla media del Nord Est e del Paese (fig. 3.2a).

 Tra il 2003 e il 2011 il rapporto tra i debiti finanziari (mutui e credito al consumo) e il reddito delle famiglie consumatrici è salito dal 30,5 al 46,7%. L’incremento ha riguardato principalmente i mutui, che costituiscono la parte preponderante dei debiti finanziari, pari nel 2011 a circa il 40% del reddito disponibile. Tra il 2005 e il 2009 la quota di famiglie con un mutuo è lievemente diminuita per ogni classe di reddito. Nel 2009 l’importo del

mutuo per metà delle famiglie indebitate era superiore a 73mila euro (56mila euro a
fine 2005). L’onere del debito, definito come il pagamento della rata per interessi e rimborso del capitale, tra il 2004 e il 2008 ha registrato un forte incremento; nel 2009 la rata si è ridotta principalmente in seguito alla favorevole evoluzione dei tassi di interesse (fig. 3.2b). Si stima che nello stesso anno il servizio del debito si sia attestato in media al 19 per cento del reddito delle famiglie che avevano un mutuo; per circa il 16% di queste ultime la rata aveva superato il 30% del reddito. Tali famiglie, convenzionalmente definite come finanziariamente
vulnerabili, detenevano circa un quinto dell’indebitamento del settore.

giovedì 5 luglio: l’economia della Campania

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