Mutui e prestiti: L’economia della Campania

Scritto il alle 09:33 da [email protected]

INTRODUZIONE – Come anticipato, con questo 4°articolo dedicato alla Campania, continua l’analisi e la divulgazione dei dati della pubblicazione annuale “Economie regionali” del giugno 2012 edita da bankitalia nella quale abbiamo avuto modo di riscontrare alcune interessanti differenze tra le varie regioni italiane, certo non sostanziali, ma senza dubbio originali. Nella speranza che possano interessare ai più curiosi come hanno interessato noi, abbiamo deciso di estrapolare  i dati relativi al credito alle famiglie contenuti del documento e riportarveli in forma estremamente sintetizzata e sfoltita dei tecnicismi più superflui allo scopo di favorirne una più semplice divulgazione e comprensione.

Mutui e prestiti: L’economia della Campania

 

I prestiti bancari – I prestiti bancari alla clientela residente in regione al netto delle sofferenze e delle operazioni pronti contro termine, in rallentamento dalla metà del 2010, sono aumentati dell’1,2 per cento nei dodici mesi terminanti a dicembre 2011 e risultavano in calo dell’1,1 per cento a marzo 2012 (tav. 3.1). L’indebolimento del credito è stato più intenso per le imprese (fig. 3.1) e si associa al rallentamento dell’attività produttiva e alla ridotta spesa per investimenti. Vi ha contribuito l’irrigidimento delle politiche di offerta delle banche, rilevato nella seconda parte del 2011.

 

 

tassi di interesse – I tassi di interesse sui prestiti a breve scadenza e sui finanziamenti a medio e a lungo termine sono aumentati nel corso del 2011 (rispettivamente di 1,2 e 0,6 punti; tav. a38). Nel primo trimestre del 2012, sulla base di dati provvisori, hanno continuato
a crescere.

Il credito alle famiglie – Nella seconda metà del 2011 è diminuita la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie consumatrici; anche la richiesta di credito al consumo si è indebolita (fig. r4a). Al calo della domanda di finanziamenti, si è associato un irrigidimento dei criteri di offerta. Per i mutui, nella seconda metà del 2011 sono aumentati soprattutto gli spread applicati alla media delle posizioni e non solo alla clientela più rischiosa (fig. r4b).

Tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, il tasso di crescita del credito alle famiglie consumatrici è diminuito al 2,5% nel 2011 (3,6 nel 2010; tav. 3.3), risentendo soprattutto del rallentamento dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Nel primo trimestre del 2012 tutte le componenti dei prestiti si sono indebolite; il credito al consumo è tornato a calare.

Indebitamento – Il livello di indebitamento delle famiglie italiane, nonostante la crescita degli ultimi anni, rimane contenuto nel confronto internazionale, in Campania l’indebitamento delle famiglie è fortemente aumentato nell’ultimo decennio, restando inferiore alla media del Paese (fig. 3.2). In particolare, il rapporto tra i debiti finanziari (mutui e credito al consumo) e il reddito delle famiglie consumatrici in regione è salito dal 24,6 al 51,6% tra il 2003 e il 2011; nello stesso periodo il divario di indebitamento rispetto alla media italiana si è ridotto da 6 a 2 punti percentuali circa. Il divario è principalmente dovuto alla minore diffusione dei mutui, che rappresentano la parte prevalente dei debiti finanziari. Nel 2009 (ultimo anno per cui l’indagine è disponibile) solo il 5,5% delle famiglie campane aveva un mutuo, una quota sensibilmente inferiore a quella delle altre regioni (13,6% nella media italiana; tav. a32). La stessa quota sale al 10,2% se si considerano le famiglie con redditi più elevati (ultimo quartile della distribuzione), ma resta anche in questo caso inferiore alla metà del dato nazionale.

 

La composizione dell’indebitamento si caratterizza per una maggiore incidenza del credito al consumo rispetto al resto del Paese (28,3% nel 2011, quasi dieci punti percentuali in più del dato nazionale). In rapporto al reddito disponibile, il credito al consumo è quasi raddoppiato tra il 2003 e il 2007 (dal 7,2 al 13,6%), per poi crescere di appena un punto nel successivo quinquennio. Anche i mutui hanno rallentato negli anni recenti.

 

Le caratteristiche dei mutui – Le erogazioni di mutui a famiglie campane si sono ridotte a partire dal 2007 (fig. 3.3a); nel 2011 sono state pari a circa 2,5 miliardi, uno in meno rispetto al massimo del 2006. Le caratteristiche dei mutui sono cambiate nel tempo. Dopo un aumento delle operazioni a tasso fisso fino al 2008, negli anni successivi le erogazioni si sono orientate nuovamente verso formule indicizzate; alla fine del 2011, i due terzi circa dei mutui era a tasso variabile (fig. 3.3a).

 

Questa prevalenza delle formule indicizzate, sebbene di oltre dieci punti percentuali inferiore alla media nazionale, espone le famiglie campane al rischio di tasso. I finanziamenti oltre i 150 mila euro sono passati dal 37,7 al 54,8% tra il 2005 e il 2011 (fig. 3.3b).La quota di famiglie campane che ha un mutuo è diminuita in tutte le classi di reddito a eccezione dell’ultimo quartile, caratterizzato da finanziamenti di entità maggiore (tav. a32). Nel 2011, il 33,2% dei mutui è stato destinato a residenti nella fascia di età fino a 35 anni (fig. 3.3c). La percentuale, in costante declino dal 2005, è rimasta inferiore a quella media nazionale (35,3 nel 2011). Sebbene la popolazione straniera abbia continuato a crescere, anche la quota di erogazioni agli immigrati si è ridotta dopo l’inizio della crisi (al 2,3% nel 2011, 7,4 nella media italiana; fig. 3.3d). A tali dinamiche possono aver contribuito fattori di domanda e di offerta. Gli effetti della crisi sull’occupazione, più accentuati per i giovani potrebbero averne ridotto la domanda di mutui per l’abitazione. Le banche, inoltre, potrebbero avere adottato politiche più prudenti verso segmenti di popolazione considerati più rischiosi.

L’onere del debito – In base ai dati dell’indagine Eu-Silc, nel 2009, le famiglie consumatrici campane con un mutuo avevano mediamente destinato il 20,8% del proprio reddito al servizio del debito (pagamento della rata per interessi e rimborso del capitale; tav. a32). L’onere del debito rispetto al reddito risultava di circa un punto percentuale superiore rispetto al dato italiano. La quota di reddito destinata al pagamento della rata del mutuo fornisce indicazioni sulla vulnerabilità finanziaria di una famiglia: convenzionalmente è definita finanziariamente vulnerabile una famiglia con una rata superiore al 30% del reddito. Tra il 2007 e il 2009 la quota di famiglie campane finanziariamente vulnerabile sul totale delle famiglie (indebitate e non) è rimasta costante, all’1,0%, mentre si è ridotta dal 3,1 al 2,8 per cento nel complesso del Paese. La quota di indebitamento riconducibile alle famiglie vulnerabili è passata dal 25,7 al 23,3% (tav. a32); nella media italiana il calo è stato più marcato (dal 29,7 al 24,9%). L’indebitamento finanziario può in alcuni casi ridurre la capacità delle famiglie di fare fronte con regolarità ai pagamenti e mantenere il proprio tenore di vita. Nel 2009, il 6,6% delle famiglie campane che avevano contratto mutui erano state incapaci di rispettarne le scadenze (4,2 nel 2005; 6,2 in Italia). Il 4,7% delle famiglie aveva anche registrato almeno una forma di disagio economico (3,9 nel 2005). Nelle altre regioni, l’incremento tra il 2005 e il 2009, sia della quota di famiglie in arretrato sia di quelle con disagi economici, è stato di entità inferiore. La crisi ha influito anche sulla regolarità dei pagamenti effettuati dalle famiglie. Sulla base dei dati della Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), nel 2011 l’incidenza dei soggetti a cui sono stati revocati assegni o carte di pagamento per irregolarità nell’utilizzo è stata di 71 ogni 10 mila abitanti, in sensibile aumento rispetto al 2005.

 

la qualità del credito – L’indice di deterioramento netto relativo ai prestiti alle famiglie mostra che nel 2011 la quota di prestiti la cui qualità è peggiorata ha superato del 3,1 per cento quella la cui qualità è migliorata (circa mezzo punto percentuale in più della media italiana); a metà del 2010 questo indicatore di rischiosità aveva raggiunto un picco negativo del 3,9 per cento (fig. 3.6a). Al miglioramento dell’indice potrebbero avere contribuito il ricorso ai provvedimenti di moratoria creditizia da parte dei mutuatari e politiche di offerta più selettive da parte delle banche nei confronti delle fasce di clientela e delle tipologie di mutuo considerate più rischiose. Tra il 2007 e il 2009, la probabilità di registrare un’anomalia nel rimborso è stata superiore per i mutui a tasso variabile, per quelli concessi a immigrati e per i debitori con meno di 35 anni; nel biennio successivo tali differenze si sono fortemente attenuate (fig. 3.6b).

venerdì 13 luglio: “Mutui e prestiti: L’economia della Toscana”

 

[email protected]

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.0/10 (5 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +3 (from 5 votes)
Mutui e prestiti: L’economia della Campania, 9.0 out of 10 based on 5 ratings
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Stoxx Giornaliero Buona Domenica a tutti, barra settimanale che rimane inside rispetto a quel
DJI Giornaliero   Buonasera a tutti, rieccoci con il nostro appuntamento mensile che
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
"Provaci ancora Ftse Mib". Potremmo intitolare così l'apertura di Piazza Affari, con l'indice posit
La sostenibilità del sistema pensionistico è la capacità di far fronte agli impegni futuri ed è
Giornata davvero interessante quella di ieri non tanto perché in America si sta smontando pezzo
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Novità assoluta per il mercato italiano dei certificati d'investimento. BNP Paribas ha proceduto al