Mutui e prestiti: l’economia della Toscana

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INTRODUZIONE – Come anticipato, con questo 5°articolo dedicato alla Toscana, continua l’analisi e la divulgazione dei dati della pubblicazione annuale “Economie regionali” del giugno 2012 edita da bankitalia nella quale abbiamo avuto modo di riscontrare alcune interessanti differenze tra le varie regioni italiane, certo non sostanziali, ma senza dubbio originali. Nella speranza che possano interessare ai più curiosi come hanno interessato noi, abbiamo deciso di estrapolare  i dati relativi al credito alle famiglie contenuti del documento e riportarveli in forma estremamente sintetizzata e sfoltita dei tecnicismi più superflui allo scopo di favorirne una più semplice divulgazione e comprensione.

Mutui e prestiti: L’economia della Toscana:

 

I prestiti bancari – I prestiti bancari alla clientela residente in regione hanno decelerato nel 2011: al netto delle sofferenze e delle operazioni di pronti contro termine, e corretti per l’effetto di cartolarizzazioni, cessioni e riclassificazioni, erano aumentati a dicembre scorso dello 0,9 per cento (2,5 nel 2010; tav. 3.1 e fig. 3.1a). Nei primi mesi dell’anno la dinamica si è ulteriormente indebolita e alla fine del primo trimestre, in base a stime preliminari, i finanziamenti hanno mostrato una flessione (–1,3 per cento).

Il credito alle famiglie. – I finanziamenti bancari concessi alle famiglie consumatrici
sono aumentati del 2,4 per cento a dicembre scorso, un ritmo più che dimezzato rispetto
a quello di dodici mesi prima (5,4 per cento; tav. 3.1). Considerando anche i
prestiti delle società finanziarie, il credito è cresciuto del 2,1 per cento (5,1 nel 2010;
tav. 3.2); nel primo trimestre del 2012 è proseguita la decelerazione (1,1 per cento).

Il rallentamento è riconducibile principalmente ai mutui per l’acquisto di abitazioni: dopo la forte espansione che aveva contraddistinto il 2010, le nuove erogazioni sono diminuite di oltre il 20% riprendendo il trend negativo iniziato nel 2007 (fig. 3.2a). A differenza del biennio precedente, nel 2011 si è registrato un lieve recupero delle erogazioni a tasso fisso, che continuano tuttavia a rappresentare poco più di un quinto del complesso dei nuovi mutui alle famiglie. Tra il 2003 e il 2011 il totale dei debiti finanziari delle famiglie in rapporto al reddito disponibile è cresciuto di oltre 20 punti percentuali, al 51%, un valore molto al di sotto della media europea e di circa due punti inferiore a quella italiana. La dinamica, molto sostenuta nella prima metà del periodo, dal 2007 si è progressivamente ridotta fino ad annullarsi nel 2011. I maggiori spread applicati sui mutui ipotecari alle famiglie  si sono riflessi in un rialzo dei tassi di interesse per l’acquisto di abitazioni, saliti in media al 3,9 per cento nell’ultimo trimestre del 2011, con un aumento di quasi un punto percentuale rispetto alla fine dell’anno precedente (tav. a20); l’incremento ha interessato sia i contratti negoziati a tasso variabile sia quelli a tasso fisso (fig. 3.2b). Il rialzo del costo del credito per le famiglie è ulteriormente proseguito nel primo trimestre (4,5%)

In base ai dati della Rilevazione sui tassi di interesse, negli ultimi anni si è determinata una ricomposizione del portafoglio mutui delle banche verso segmenti di clientela meno rischiosi. Si è progressivamente ridotta la quota di erogazioni ai debitori più giovani (dal 42,0 al 33,9 per cento) e agli immigrati (dal 9,2 al 6,5 per cento; fig. 3.2d), ponendosi al di sotto della media nazionale. Tra il 2005 e il 2011 la quota di mutui sopra i 150.000 euro è salita dal 42,6 al 55,8 per cento (fig. 3.2c); ciò potrebbe indicare, in un contesto di riduzione del loan to value finanziato dalle banche.

il mercato immobiliare: In base ai dati dell’Osservatorio sul mercato immobiliare (OMI) dell’Agenzia del territorio, le transazioni sugli immobili residenziali, a fronte di una crescita contenuta nel 2010, hanno segnato nel 2011 una flessione del 5,1 per cento (fig. 1.3). Gli scambi, di poco superiori alle 38.000 unità, hanno raggiunto livelli molto bassi e sono risultati inferiori di circa un terzo rispetto al picco registrato nel 2006. Una dinamica simile ha coinvolto gli immobili non residenziali. Nel 2011 le quotazioni immobiliari sono leggermente aumentate in termini nominali (0,8 per cento), registrando una flessione in termini reali.

 

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