Crif o non crif, questo è il dilemma!

Scritto il alle 09:31 da freeybor@finanzaonline

Avete mai sentito nominare Crif? Se avete richiesto un finanziamento o un mutuo dovreste averlo sentito, Crif è la più importante società specializzata in informazioni creditizie, in pratica gestisce un sistema di informazioni creditizie (sic) che raccoglie tutte le informazioni relative a finanziamenti erogati o anche solamente richiesti a banche finanziarie ecc. ecc.

Chiaramente non si occupa solo di questo, anche se questa è la sua funzione principale, ma offre anche una serie di servizi mirati per le banche e le finanziarie, qualche mutuatario probabilmente ne avrà sentito parlare anche al momento della perizia immobiliare, spesso infatti queste ultime vengono effettuate da periti incaricati direttamente da Crif.

Ma torniamo alla banca dati che è quella che ci interessa maggiormente, nella banca dati Crif infatti ci finiamo tutti già alla prima richiesta di finanziamento grande o piccolo che sia, infatti tutti gli istituti di credito e le finanziarie sono tenute obbligatoriamente a trasmettere questi dati e questo è un bene se il finanziamento va a buon fine e lo portiamo regolarmente a termine, ma è un male se, per qualsiasi motivo anche solo per dimenticanza, paghiamo in ritardo o non paghiamo alcune rate del finanziamento richiesto oppure ci viene rifiutato.

Perchè dico che è un bene? Perchè se abbiamo già ottenuto un finanziamento e l’abbiamo chiuso senza problemi risulteremo dei buoni pagatori e di conseguenza avremo meno problemi ad ottenere ulteriori finanziamenti in futuro.

Perchè è un male? Beh è ovvio quando abbiamo problemi con le rate di un qualsiasi finanziamento finiamo nella Black List della centrale rischi ed ottenere finanziamenti in futuro potrebbe diventare un’impresa ardua.

Per quanto tempo rimaniamo in questa Black List?

Il garante per la protezione dei dati personali ha promosso la sottoscrizione di un codice deontologico (pubblicato nella gazzetta ufficiale n° 300 del 23 dicembre 2004) nel quale tra le altre cose sono specificati i tempi massimi di conservazione dei dati nella centrale rischi, i tempi stabiliti sono:

– richieste di finanziamento 6 mesi, qualora l’istruttoria lo richieda, o 1 mese in caso di rifiuto della richiesta o rinuncia alla stessa.

– morosità di due rate o di due mesi poi sanate 12 mesi dalla regolarizzazione.

– ritardi superiori sanati anche su transazione 24 mesi dalla regolarizzazione

– eventi negativi (ossia morosità, gravi inadempimenti, sofferenze) non sanati 36 mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla data in cui è risultato necessario l’ultimo aggiornamento (in caso di successivi accordi o altri eventi rilevanti in relazione al rimborso) o comunque dalla data di cessazione del rapporto.

– rapporti che si sono svolti positivamente (senza ritardi o altri eventi negativi) 36 mesi in presenza di altri rapporti con eventi negativi non regolarizzati. Nei restanti casi il termine sarà di 36 mesi dalla data di cessazione del rapporto o di scadenza del contratto, ovvero dal primo aggiornamento effettuato nel mese successivo a tali date.

Tutto bene quindi, i dati, anche in caso di eventi negativi non sanati, devono essere cancellati dalla banca dati dopo 36 mesi, perciò se dopo tre anni dovessimo aver bisogno di un finanziamento o di un mutuo al momento della verifica dei dati l’istituto di credito troverà la nostra posizione pulita e non avremo problemi ad ottenere quanto ci serve.

Invece no, molto probabilmente la nostra richiesta verrà respinta.

Perchè?

Semplice, avete notato che in caso di eventi negativi non sanati c’è scritto “36 mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla data in cui è risultato necessario l’ultimo aggiornamento o comunque dalla data di cessazione del rapporto “? Bene questo significa che basta una raccomandata di sollecito o una comunicazione qualsiasi relativa a quel finanziamento farebbe ripartire il termine dei 36 mesi da 0, inoltre molti istituti di credito potrebbero affermare che i 36 mesi decorrono dalla scadenza contrattuale (quindi dalla scadenza dell’ultima rata) ma non essendo stata pagata la rata il rapporto non si può ritenere cessato in quanto risultano ancora pendenti dei crediti, perciò la cancellazione dal crif non può essere effettuata.

Il dubbio che in realtà i nostri dati non vengano mai cancellati sorge anche quando senti che a Tizio rifiutano il mutuo perchè in passato non ha mai fatto finanziamenti e quindi la banca non sa se è un buon pagatore, mi chiedo come fa la banca a sapere che Tizio non ha mai richiesto finanziamenti in passato se le banche dati possono conservare queste informazioni solo per 36 mesi?

Il sospetto è che esistano due banche dati diverse, una per il “pubblico” ed una per le banche e le finanziarie, così quando noi privati facciamo una richiesta alla crif per verificare se la nostra posizione è pulita vediamo una cosa, se la stessa richiesta la fa una banca o una finanziaria ne vede un’altra.

A suffragare questo mio (e non solo mio) sospetto c’è anche l’articolo 8 del codice deontologico che recita:

“Prima dell’eliminazione dei dati dal sistema di informazioni creditizie nei termini indicati ai precedenti commi, il gestore puo’ trasporre i dati su altro supporto, ai fini della limitata conservazione per il tempo necessario, esclusivamente in relazione ad esigenze di difesa di un proprio diritto in sede giudiziaria, nonche’ della loro eventuale elaborazione statistica in forma anonima.”

Questo ci da la certezza che esiste una seconda banca dati che non dovrebbe essere accessibile a terzi, ma…………

Meditate gente, meditate.

Roberto

 

aiutomutuo.finanza@gmail.com

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1 commento Commenta
magnotta000
Scritto il 14 febbraio 2013 at 11:22

a livello di sistema le scadenze sono quelle.. a livello di singolo istituto i dati sulle sofferenze possono permanere, perchè la banca, visti i precedenti, potrebbe ritenere di non voler entrare più in rapporto in futuro (anche per un semplice c/c su basi attive) con il soggetto inadempiente (cliente non più gradito).

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