Mutui e affitti: la mappa delle difficoltà delle famiglie

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Il mercato degli acquisti di abitazioni ha registrato nell’ultimo decennio aumenti, in media del 50%, con punte del 100% nei grandi centri. La scelta di comprare una casa ha comportato spesso il ricorso a finanziamenti, di durata sempre più lunga e di importi sempre crescenti che hanno spesso raggiunto il limite della sopportabilità economica: 3,3 milioni di famiglie hanno un mutuo in corso a cui è sempre meno semplice assolvere a causa del perdurare della difficile crisi economica; il “calcolo” del peso della crisi, fino ad oggi, non era stato ancora considerato.

Come riportato nel documento edito dal monitoraggio portato a termine dal centro politiche abitative area welfare della CGIL, all’aumentata impossibilità di assolvere agli affitti e alle rate mutuo ha contribuito drammaticamente il progressivo ed incessante aumento dei costi di mantenimento delle abitazioni; costi come elettricità, riscaldamento, gas, acqua e tasse come IMU (senza ancora considerare la famigerata TARES futura prevista). Complessivamente, come denuncia CGIL, in assenza di modifiche, c’è il rischio di una stangata, tra giugno e luglio, di circa 32 miliardi di euro (12 miliardi acconto IMU, 14 miliardi saldo IRPEF, 4 miliardi acconto TARES e 2 miliardi la tranche dell’aumento dell’IVA) che metterà in seria difficoltà milioni di famiglie italiane.

L’ISTAT diffonde i dati che confermano l’impoverimento delle famiglie: il reddito disponibile in termini reali è crollato, scendendo dal quasi 12% del 2007 al meno del 7% del 2010: 6,7 milioni di italiani sono in forte difficoltà economica. Anche Banca d’Italia ha diffuso il dato dell’aumento di famiglie con reddito insufficiente a coprire i consumi: in particolare la metà di quelle a basso reddito. Sono colpiti soprattutto giovani, migranti e famiglie con capo-famiglia operaio, disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale. Il peso dei costi abitativi, quindi, si conferma come determinante nell’acuire le difficoltà economiche. La spesa che incide maggiormente sui bilanci familiari è confermata quindi essere quella per la casa, mediamente del 31%, ma oltre il 40% per 3 milioni di famiglie.

La tabella sottostante calcola i costi di mantenimento di una casa in affitto o di proprietà di 80 mq. situata in una zona semicentrale di un grande centro urbano e dove l’IMU può pesare ancorpiù maggiormente dei 35 euro mensili considerati.

Oggi assistiamo ad una forte diminuzione delle compravendite, dimezzate dal 2006, ma a questa non ha corrisposto un’analoga sostanziosa diminuzione dei prezzi. Assistiamo anche ad una flessione significativa del ricorso all’indebitamento, determinata dalla caduta del potere di acquisto delle famiglie, a fronte di una stretta attuata dagli istituti bancari e di tassi ancora su livelli elevati, dato che emerge dal confronto con la media dei tassi applicati in Europa, nonostante la base su cui vengono calcolati i tassi sia comune a tutti i paesi.

Secondo gli ultimi dati bankitalia infatti il costo di un mutuo italiano risulta essere di quasi 140 punti base più alto rispetto alla media europea (tassi medi applicati area euro 3,49% contro il 4,88% in Italia).

La conseguenza di tutto ciò è quindi l’aumento delle esecuzioni (pignoramenti) e degli sfratti perpetrati sulle famiglie che perdono la propria abitazione perchè non riescono
più a sotenere le spese dei mutui. Tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75% (arrivando a sfiorare i 38.000). Nel 2012 (secondo i dati raccolti nei principali Tribunali alla data del 30 settembre 2012 e proiettati al 31.12.2012) ci potrebbe essere un ulteriore aumento del 22.8%

Sono aumentate soprattutto le “morosità incolpevoli”, legate a condizioni economiche particolarmente critiche di chi non riesce più a sostenere le spese per l’abitazione. Dai dati del 2012, risultati di un monitoraggio effettuato da CGIL e SUNIA,  i giovani con meno di 35 anni rappresentano il 21% del totale, le famiglie di migranti rappresentano il 26% e  i nuclei composti da anziani rappresentano il 38% del totale.

In tutto ciò c’è ancora “qualcuno” che ha il coraggio di presumere una ripresa del mercato immobiliare?… chi sono gli “ultimi” che non hanno ancora il coraggio di voler vedere?

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