Mutui: il miraggio degli spread di nuovo vantaggiosi

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Secondo quanto emerge dal Supplemento n.16 al Bollettino Statistico di bankitalia del 9 aprile, a febbraio i tassi d’interesse TAEG sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,94% contro il 3,92% a gennaio scorso. Un aumento impercettibile che conferma la stabilità al ribasso acquisita negli ultimi mesi nelle nuove operazioni di finanziamento ipotecario. Nell’ultimo anno il tasso di interesse medio sui nuovi mutui è sceso dal circa 4,6% del febbraio 2012 al circa 3,9% attuale segnando una riduzione dello 0,7% che non basta a riavvicinare le famiglie ai mutui.

Il 4,6% del febbraio 2012 rappresenta inoltre il peggior tasso in assoluto registrato dall’inizio del 2008, da quando cioè il tasso stesso sui nuovi finanziamenti ai mutui è gradualmente sceso fino a toccare il suo minimo del circa 2,7% nel maggio del 2010.

Dal grafico sottostante si può inoltre facilmente supporre come l’aumento dei tassi sia stato forzato sin dalla fine del 2010 dall’aumento graduale ed incessante degli spread contrattuali proposti dalle banche per i nuovi mutui; tassi che rimangono relativamente elevati anche rispetto alla stessa media europea nonostante la storica diminuzione dei tassi di riferimento Irs ed Euribor in atto sin dalla fine del 2008.

E’ ormai da tutti dichiarato che l’ipotesi di diminuzione a breve degli spread contrattuali proposti dalle banche per i nuovi prodotti mutuo non possono e non potranno scendere a breve come ci si aspettava; il motivo dominante che condiziona negativamente questa prospettiva per le milioni di famiglie che attendono tempi migliori per un mutuo sembra essere il fattore “sofferenze” bancarie che ha messo decisamente in ginocchio il sistema creditizio in Italia. Un dato, quello delle sofferenze, in continua ed incessante crescita che frena banche ed intermediari alla concessione di nuovi mutui mentre quei pochi concessi registrano ancora degli spread contrattuali da capogiro.

Le condizioni economiche ed il caro-mutui imposto sui nuovi mutui pagano e mettono in conto i debiti insoluti della clientela che ottenuto un mutuo in passato, non riesce a far fronte al pagamento delle rate; in sintesi, i “nuovi” mutuatari pagano in parte il debito dei “vecchi” nonostante questi ultimi godano spesso di condizioni contrattuali condizionate positivamente da spread e tassi molto più favorevoli di quelli attuali.

L’eventuale riapertura del credito e con essa l’auspicata ripresa economica si verificherà solo a condizione di uno stabile aumento del ritorno dei flussi di prestito concesso alle imprese e famiglie ovvero una diminuzione sostanziale e stabile delle sofferenze bancarie che al contrario, al momento, non accennano minimamente a diminuire.

Nell’ultimo anno, i crediti in sofferenza sono cresciuti di in media di 1,6 miliardi al mese ( 107.637 milioni di euro nel febbraio 2102 contro i 127.655 milioni di febbraio 2013) mentre quelli a incasso problematico (crediti deterioriati) hanno una dinamica e un volume che destano serie preoccupazioni raggiungendo quasi il dieci per cento degli attivi delle banche.

Questo è l’anello debole che frena il ritorno a condizioni normali di credito delle banche alla clientela: i mancati incassi dei crediti già concessi e la paura dell’insolvenza. Ecco perchè non si può sperare in mutui nuovamente convenienti concessi con spread di nuovo vantaggiosi prima di poter veder ridotto il numero ed i flussi degli indebitati incapacitati a poter pagare la proprie rate sotto il peso di una crisi economica e sociale senza precedenti.

Il cane morde la propria coda.

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