Governo e banche e la scusa dei mutui agevolati

Il Consiglio dei Ministri del 28 agosto scorso ha approvato il decreto legge a sostegno delle famiglie su mutui.

Alle famiglie in difficoltà nell’ottenimento di un mutuo l’iniziativa governativa dedica 2 miliardi messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti controllata all’80% dal ministero delle Finanze e per il resto dalle Fondazioni bancarie. Da come si legge l’impostazione della manovra economica ha il solito odore di aiuto di stato alle banche come se quello europeo della BCE all’epoca non fosse bastato. Dietro la parvenza di un aiuto alle famiglie si nasconde il solito regalino alla lobby bancaria. Le banche potranno rigirare 2 miliardi di liquidità concessa dalla Cassa alle famiglie che negli ultimi anni anno riscontrato difficoltà sempre maggiori a farsi concedere un prestito; un lavoretto facile facile e di pura intermediazione.

“Abbiamo lavorato molto su come reincentivare l’erogazione dei mutui – ha spiegato il ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi – perché dopo le norme sulle imprese e sul lavoro, è quello che serve di più per rilanciare la nostra economia”. In sintesi il ministro conta su 2 miliardi di prestiti alle famiglie in difficoltà sotto forma di mutui acquisto prima casa per “rilanciare l’economia”?.. Purtoppo per questo sterile convincimento ancora ci ostiniamo ad alimentare ed inseguire economia nazionale pompando il mercato del mattone.

Le banche, insomma, farebbero da intermediarie per prestare denaro indispensabile alla sbandierata “ripresa economica” ovviamente guadagnandoci gli interessi. Non è stata presa neanche in considerazione l’ipotesi di consentire i prestiti ai cittadini direttamente dalla Cassa, perché in questo caso sarebbe ovviamente venuta a mancare l’intermediazione degli istituiti di credito. L’eventualità non sarebbe andata troppo a genio alle lobby bancarie che oltretutto gradirebbero l’acquisto da parte della Cassa depositi e prestiti dei mutui cartolarizzati per liberare risorse di liquidità per fare cassa.

A fronte di 55 miliardi annuali di mutui erogati fino al 2011, contro i circa 20 stimati per il 2013, il decreto si prefigge di risollevare le sorti del mercato immobiliare con “ben” 2 milardi di nuovi finanziamenti che rappresentano un “nulla” nel mare della recessione del dato erogazione del credito bancario.

Come avere fiducia che questa manovra sia efficacemente tarata e questi risparmi di Stato siano un “non” spreco e non immaginare che questa ennesima manovra governativa nasconde un ennesimo “papello” tra l’ennesimo governo di turrno e banche?

Sembra addirittura che le banche chiedano allo Stato di acquistare pacchetti mutuo delle quali non vanno troppo fiere visto che se ne vogliono sbarazzare ed in cambio si mettono a disposizione di gestire l’intermediazione di nuovi mutui, oltretutto a condizioni tutte da verificare. Le condizioni contrattuali dei nuovi mutui da erogare saranno infatti stabilite prossimamente con nuovi decreti attuativi e solo aseguito di accordi tra Cassa ed Abi. Viene quindi messo a disposizione un patrimonio di Stato che è un risparmio dei cittadini per mutui dei quali non si conoscono ancora le condizioni contrattuali che li regolano. Un’acquisto alla cieca. Siamo veramente curiosi di vedere gli spread proposti con quei mutui e se saranno effetivamente erogati a famiglie al limite delle affidabilità come prevede il decreto.

La parte più interessante del decreto è quando si legge che le banche avranno facoltà di trasformare i vecchi prestiti in asset finanziari per i quali, quindi, ci sarebbe già pronto un acquirente: lo Stato.  Allora la domanda sorge spontanea: quei mutui cartolarizzati sotto forma di prodotti finanziari saranno “mutui affidabili” o saranno crediti in sofferenza o osservati da vicino dalle banche in prevista imminente sofferenza?

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Inoltre, la rinnovta liquidità di Stato concessa alle banche coincide sapientemente con l’imminente scadenza della restituzione dei prestiti agevolati ricevuti dalla Bce e l’arrivo dei nuovi e stringenti criteri comunitari di Basilea III. Scaricare i rischi d’impresa sopra un Paese con il debito pubblico come il nostro che supera i 2 mila miliardi di euro, crea non poche preoccupazioni.

Le preoccupazioni sono anche politiche: chi e quali vertici della Cassa gestirà queste scelte?.. Come al solito c’è da fidarsi?.. Incrociamoledita!

Massimo

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