Le sofferenze bancarie: la spina nel fianco dei mutui

Scritto il alle 10:48 da [email protected]

Nessuna illusione: la ricetta di mutui di nuovo vantaggiosi passa per la riduzione delle sofferenze bancarie. 

Aumentano le sofferenze bancarie nonostante gli impieghi siano ancora in calo.  Il tasso di crescita dei crediti in sofferenza si è attestato, nel mese di dicembre, al 24,6% rispetto al +22,7% del mese precedente. Si tratta di un nuovo record. E’ il dato come sempre eclatante che emerge dall’ultimo bollettino bankitalia appena pubblicato. A dicembre 2013, ultimo dato analizzato dal bollettino, le sofferenze bancarie hanno superato i 155 miliardi di euro (155,852). Nello specifico, le sofferenze attribuite alle famiglie consumatrici, le rate non pagate, sfondano definitivamente quota 32 mld. La maggior parte di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (103 mld). Superano il tetto dei 2 mld, poi, le sofferenze della p.a., delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie.

Il grafico sottostante riassume lo storico del dato delle sofferenze bancarie 2004-2013 che abbiamo tratto degli archivi bankitalia attraverso la base informativa pubblica online. Oltre al totale, abbiamo voluto riportare le sofferenze riconducibili alle famiglie consumatrici indebitate per acquisti e consumi con prestiti personali, mutui ipotecari, ecc.. La rappresentazione grafica è impressionante e documenta l’incontenibile progressione del dato rappresentativo della difficoltà degli “affidati”, di quelle persone fisiche, imprese, amministrazioni pubbliche e società finanziarie che non riescono a soddisfare le scadenze dei propri debiti. Lo start up evolutivo del fenomeno appare riconducibile ai risvolti della crisi finanziari in atto dal 2008 quando le sofferenze totali erano il meno del 30% di quelle odierne: 40-48 mld contro i quasi 156 attuali. Sulla stessa falsa riga le sofferenze delle famiglie: da un circa 10mld agli attuali 32. Il confronto evidenzia una simile evoluzione dei due diversi dati dove le sofferenze delle famiglie rappresentano sempre, in ogni periodo considerato, circa un quinto delle sofferenze totali.

Parallelamente c’e’ la serrata dei rubinetti del credito. Negli ultimi 12 mesi sono stati tagliati poco meno di 70 mld di euro di prestiti, calati al ritmo di oltre 5 mld al mese. A dicembre, il credito alle famiglie è ulteriormente calato del 1,5% rispetto al mese precedente e meno prestiti personali per circa 4 mld. Dimezzato in un anno il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti calate a meno di 5 mld (4,959) contro il totale mutui erogato nell’anno precedente pari a più di 10 mld e ai 15 mld del 2008.

In definitiva, non è una eresia affermare che se non si ferma l’emorragia dei crediti in sofferenza, le banche non avranno mai la forza ed il vigore di fare passi importanti verso la soluzione dell’enorme contrazione del credito che inibisce le ambizioni di una ripresa economica del paese. Le banche sono costrette a riservarsi di elargire credito “distratte” da un enorme montagna di credito deteriorato o a rischio solvibilità che non accenna a ridimensionarsi. L’influenza negativa dei crediti patologici dovrebbe indurre governo e banche a dare vita ad alcuni interventi mirati a ripulire i bilanci bancari dall’eccessivo e crescente peso dei crediti deteriorati. Tra le possibili soluzioni potrebbe valere quella di istituire una “bad bank“, prendendo l’esempio dall’esperienza spagnola; una “amministrazione straordinaria” disposta e capace a raccogliere e gestire i crediti ormai compromessi.

E’ evidente l’intenzione del governo di non mostrare le debolezze economiche del paese evitanto finora di percorrere tale strada che significherebbe denunciare all’intero sistema economico internazionale le proprie difficoltà. Il rischio è quello di far percepire l’industria bancaria italiana in uno stato di dissesto elevando le difficoltà nel reperimento dei capitali sui mercati finanziari. Ma siamo arrivato ad un punto cruciale in cui suddetta decisione dovrà essere presa. Sperare che l’emorragia delle sofferenze si fermi da sola è una illusione e finora i rimedi adottati sono stati dei semplici tamponi e cerotti quando l’unica cura ammissibile è quella drastica: la ricucitura di una ferita che lascerà una cicatrice che con molta probabilità, col tempo, si riassorbirà completamente.

Dinanzi a ciò c’è un muro imponente: una classe dirigente, politica ed economica non in grado di prendere alcuna decisione in tal senso. Il governo politico appare imballato e intento a coprire la ferita affrontando il trauma in modo superficiale ed irresponsabile. Al tempo stesso le banche non si assumono colpe e responsabilità; appaiono “imballate” nel ricorrere il più possibile ad “aiuti di stato” ed eclatanti sovvenzioni governative elargite sotto varie forme proponendo un credito estremamente costoso (il più caro d’europa) che in futuro sarà ancor più insostenibile da famiglie e imprese quando la banca centrale europea rialzerà i tassi. Gli esosi prodotti mutuo attuali raschiano il barile cercando di sedurre quella fetta di clientela disposta ancora (non si sa perchè) a contribuire al mercato del debito” imponendo loro margini di guadagno (spread) spropositati. Senza alcun dubbio,  per tentare di risolvere il problema del credito, c’è un estremo bisogno di un grande atto di responsabilità politica; un atto di coraggio assolutamente indispensabile, forse tardivo.

Nel mentre il messaggio potrebbe essere solo uno ed univoco: evitate di indebitarvi, se potete. Il buon marinaio aspetta sempre la fine della tempesta. A volte i consigli migliori sono quelli più.. “scontati”.

Massimo

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1 commento Commenta
er patrizio
Scritto il 13 febbraio 2014 at 16:10

Nell’opera The Crash course Chris Masterson dedica un capitolo alle bolle.
L’ultima, afferma, è stata decisamente una Credit bubble.
Perciò non housing bubble, che è una delle conseguenze, ma un qualcosa legato decisamente all’aumento del credito disponibile che ha causato un’esplosione nei prezzi di moltissimi asset e commodity.
Sempre più soldi a chiunque ed a bassa prezzo.
L’era del “cheap money”.
Inutile dire che qualcuno doveva pagarne le conseguenze.
La classe media e media/bassa si è fatta inebriare dal fascino del credito mentre i salari continuavano a stagnare.
In tutto ciò le banche escono vincitrici, specie i dirigenti bancari dell’epoca dei mutui pazzi che hanno pensato solo ai loro ricchi bonus invece che alla sostenibilità di determiante azioni.

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