CheBanca! e la sua clausola vessatoria nei contratti di mutuo

Scritto il alle 08:12 da [email protected]

Quanto è giusto essere costretti alla stipula di una polizza assicurativa per ottenere un mutuo?

..e quanto è ingiusto non poterla recedere?

Abbiamo più volte discusso, parlato ed analizzato la dirompente presenza nel mercato dei mutui attuali di polizze a protezione del credito caldamente consigliate dalle banche al fine di ottenere il finanziamento. Nella pratica, la clientela che avvia una pratica di mutuo viene incoraggiata alla sottoscrizione di una polizza di una compagnia assicuratrice con cui la banca ha stretto un forte rapporto di collaborazione ritagliandosi su misura delle polizze “collettive” nelle quali compare come “contraente”. Di fatto la banca funge anche da mediatrice e collocatrice del prodotto polizza ed in qualità di intermediario assicurativo percepisce relativa provvigione che va da un minimo del 50 fino anche ad un 75% del premio unico corrisposto. in sintesi, considerato che il costo di una polizza può raggiungere anche un 7-8% del mutuo richiesto, per un signor Rossi che richiede un finanziamento di 100 mila euro, il costo della polizza potrebbe aggirarsi sui 7 mila euro di cui circa la metà vengono incassati dalla banca come intermediazione. Di conseguenza, solo l’equivalente dell’altra metà verrà effettivamente utilizzato per creare la qualità delle coperture assicurative previste dal contratto che nella maggioranza dei casi risultano essere sottodimensionate ed inadeguate.

La polizza vita o multirischi è quindi una risorsa per le banche, una opzione di guadagno a cui non rinunciano quasi mai e la clientela, in moltissimi casi,  si vede costretta ad un denigrante “prendere o lasciare”. Spesso gli stessi funzionari svelano la moderna prassi bancaria che se il cliente non si rende disponibile alla sua sottoscrizione, non è il caso neanche di accettare la richiesta di finanziamento. Davanti a questa velata forma di ricatto, spesso il cliente cede pur di ottenere il mutuo. La nuova era del credito è segnata; la figura del mutuando si evolve nell’apprendimento forzato di cognizioni assicurative in un nuovo prototipo di clientela: il “mutuando assicurato“. Una nuova figura nata col moderno inasprimento della diffidenza bancaria.

L’unica arma in mano al mutuando per scrollarsi di dosso una polizza mal digerita è portare avanti un recesso utilizzando l’unico salvagente legislativo ancora a disposizione: il diritto di recesso previsto dal Codice delle Assicurazioni Private di Ivass. Tale argomento è stato approfonditamente discusso in questo nostro precedente articolo.

Veniamo a CheBanca..

Ebbene nei vari forum mutui nei quali ci muoviamo noi del blog è stato intercettata una problematica collegata alle polizze inoculate da questa banca: la presenza di una clausola che di fatto scoraggia il recesso della polizza una volta stipulata. Nell’articolo 10 del contratto di mutuo, la banca inserisce una clausola che prevede l’applicazione del “Beneficio del termine” (del contratto di mutuo) nel caso in cui il mutuando receda dalla polizza lavoro collegata al finanziamento.

Di fatto, per il mutuando, procedere con il recesso dell’Assicurazione Lavoro stipulata significa andare incontro alla possibilità che la banca impugni il diritto della decadenza del contratto di mutuo che come riporta l’ultima clausola dell’articolo 10 prevede il rimborso immediato del credito senza alcuna preventiva formalità. Questa clausola è secondo me altamente vessatoria perchè contrasta ed inibisce il diritto di recesso dalla polizza che è un diritto previsto e protetto dalla Legge.

Wikipedia: Nel diritto italiano, le clausole vessatorie sono le clausole presenti nei contratti che producono uno squilibrio dei diritti a danno del consumatore.

http://www.studiolegale-online.net/Capita assai spesso che le condizioni generali di un contratto siano predisposte da uno solo dei contraenti, generalmente quello economicamente più forte, e che siano magari contenute in appositi formulari già redatti, che l’altra parte si limita a sottoscrivere. I casi più frequenti sono i cosiddetti contratti per adesione, quali quelli che si stipulano con banche, assicurazioni nei quali l’impresa offre i propri servizi a condizioni predeterminate e il consumatore si limita semplicemente ad aderire con la sua sottoscrizione… Si definiscono vessatorie, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, oppure sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, proroghe o rinnovazioni tacite del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.

Questo articolo si configura a tutti gli effetti come un RECLAMO informale rivolto ad Ivass affinchè si adoperi a far luce su questo sgradevolissimo atteggiamento bancario che ancora una volta lede fortemente i diritti di una clientela schiacciata dal peso della posizione sempre più dominante che assume il nostrano mondo bancario e creditizio del quale CheBanca! rappresenta solo la punta di un iceberg di cui avremo ancora modo di parlare.

Massimo

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