People & Life: Interviste immobiliari – L’esperienza romana di GMP

Scritto il alle 17:07 da sylvestro

Breve racconto autobiografico di uno dei più seguiti forumer del settore immobiliare.

La mia relazione con gli immobili cominciò abbastanza presto, anzi praticamente da subito, in fase “pre-verbale”. Già alla mia nascita i miei genitori erano in procinto di trasferirsi a Roma da Napoli, il primo trasloco l’ho fatto all’età di un mese…
Mia madre racconta che i primi tempi furono molto difficili al punto che avrebbe pianto tutte le sere dopo il trasferimento, cosa di cui naturalmente non ho memoria conscia ma che probabilmente ha lasciato un segno: a Napoli infatti erano comodamente sistemati in una grande casa con affaccio sul meraviglioso mare di Posillipo, già allora quartiere di pregio a nord della città, casa di proprietà della Chiesa, ottenuta in affitto a prezzo stracciato non so bene in virtù di cosa (essendo peraltro i miei all’epoca militanti del PCI). Fu un cambio di contesto e di prospettive non indifferente e fece sentire tutto il peso delle incertezze sul futuro tipico di chi si propone di cominciare altrove una nuova vita.

A Roma la priorità era di cercare casa vicino all’unico collega di mio padre di cui erano conoscenti e finirono in zona San Giovanni, a Via Pandosia, quartiere giudicato certamente “signorile” ma con la tipica composizione delle zone espanse nel dopoguerra, vie dritte e palazzoni anonimi. Per un bicamere arredato con vista sui vicini di casa, pagavano 60.000 lire, cifra corrispondente a circa a 1.200 euro di oggi. La casa, poco conveniente oltre che triste, era stata segnalata dal collega che evidentemente non si era impegnato molto nella ricerca.

Tenuto conto anche del lavoro di mia madre il costo equivaleva a circa 1/4 del reddito familiare. I miei peraltro erano obbligati a spendere molto in “sostituti del welfare familiare” come ad esempio l’asilo nido privato (quelli pubblici erano fantascienza) e baby sitter, dal momento che a Roma non c’erano parenti o conoscenti su cui appoggiarsi.

Nonostante all’epoca ci fosse ancora abbondante edilizia popolare dei vari enti, a Roma la pressione abitativa era quella mediamente conosciuta nei decenni successivi per cui anche i prezzi delle zone poco appetibili risultavano elevati. Segno che la capitale come molte altre metropoli accoglieva a caro prezzo i nuovi arrivati specie se privi di un minimo di contatti in loco. Lo sforzo però viene solitamente compensato dal fascino dei suoi scorci millenari che rapisce l’animo ed obbliga ad innamorarsene perdutamente al punto di volersi sentire parte di essa fin da subito malgrado le oggettive difficoltà.

Mio padre lavorava a 4km di distanza e mia madre itinerava in varie zone più che altro periferiche; lui guidava l’unica auto di famiglia, lei si arrabattava coi mezzi, che erano assolutamente migliori di oggi nonostante l’assenza di metropolitana, più capillari e frequenti; il tracollo nei trasporti è avvenuto più tardi, nel corso degli anni ’70; la zona era ancora di confine con la periferia, l’espansione verso la Caffarella e Colli Albani era del tutto recente e c’erano ancora sporadici cantieri di condominii in costruzione.

Ricordo che lungo le mura verso Porta Latina ma anche Porta Metronia si incontravano greggi di pecore portate al pascolo. L’edilizia della zona era comunque sostanzialmente sedimentata sui livelli che osserviamo oggi, un misto di grossi condominii ex-enti e cooperative varie (ferrovieri ma anche gruppi assicurativi) e nuclei signorili (case per gerarchi del fascio, dirigenti bankitalia etc). Era già, come oggi, un quartiere “per vecchi” anzi forse oggi grazie al fatto che è una delle zone privilegiate dagli studenti fuorisede la situazione è un poco migliorata; pochi però i bambini in circolazione.

Data l’impronta piccolo-borghese e la forte presenza di residenti ex-membri del partito fascista, era uno dei covi della “destra” romana, la sezione MSI di via Etruria fu protagonista di molti episodi violenti nel decennio successivo; poche eco avevano invece in zona i clamori di fine anni ’60, non ricordo manifestazioni della sinistra sessantottina ne gran numero di capelloni in giro, persino nella sezione del PCI di Via Sinuessa che i miei frequentavano assiduamente erano tutti molto composti e vestiti borghesemente.

L’idea di comprare non gli sfiorava nemmeno l’anticamera del cervello: i contanti di cui potevano disporre erano limitati e all’epoca non esistevano come noto i mutui 90%; volendo esistevano programmi di “cooperativa” che permettevano di pagare per tranches “ad avanzamento lavori”, ad esempio era ancora attivissima l’espansione di Colli Aniene dove ricordo che si stabilirono alcuni amici di famiglia, i miei però per vari motivi, di gusto e di logistica legata alla mobilità, preferivano restare in affitto ma in centro (punto su cui evidentemente concordo tutt’ora).

Era la fine del 1967, il mondo chiedeva agli Stati Uniti di cessare la guerra in Vietnam, la Roma dominava il girone di andata della serie A e Fausto Leali cantava “A chi”:

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Nel 1969 era in arrivo mia sorella e si impose la necessità di cercare una casa più ampia. Nel frattempo peraltro la carriera di mio padre era avanzata (non era ancora un paese per vecchi…) e c’era maggior agio economico. Mi racconta sempre mia madre (mio padre era soggetto solo passivo delle iniziative immobiliari, come sanno bene gli AI decidono le donne) che facevamo ampie passeggiate io e lei nel quartiere per cercare. All’epoca ci si muoveva ancora in modalità “iper-analogica”, ovvero cartelli e mitici portieri, persino i giornaletti ancora non erano diffusi. Finché trova se ho ben capito tramite il giro dei portieri un appartamento che col senno di poi definiremmo di pregio (nel 2008 è stato classificato “edificio storico” ufficialmente) di proprietà di un ente. Il dossier con un dirigente statale e un’altro stipendio sempre pubblico sbaraglia la concorrenza e vivo il secondo trasloco. Di cui non ricordo niente, come normale per quell’età.

Per noi Roma ed in particolare San Giovanni si preparavano finalmente ad abbandonare il profilo della dimora casuale per assurgere definitivamente a prima vera casa elettiva.

To be continued …

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