666 e’ il numero della rata – parte prima – della formazione del debito

Scritto il alle 11:04 da sylvestro

by Loziodigekko di www.RischioCalcolato.it/forum

0C’e’ una canzone di Ivan Graziani che comincia con queste parole:


Tu sai citare i classici a memoria
ma non distingui
il ramo da una foglia il ramo da una foglia…

Penso che possa essere l’adatto inno del popolo italiano.

Sono d’accordo con Marche66 e Lugg sul discorso culturale: c’e’ un diffuso e drammatico deficit di capacita’ interpretativa della realta’.

Il problema ha radici lontane e rientra in due caratteristiche tipiche italiche:

– la nostra tradizione giuridica di azzeccagarbugli dove il piu’ bravo non e’ quello che ha ragione ma quello che in quel mostro giuridico che chiamiamo “legislazione” riesce a trovare la virgola che impedisce a qualcuno di fare qualcosa (fateci caso, di solito i problemi non sono nel poter fare qualcosa, ma nel non poterlo fare);
– la nostra tradizione culturale per cui se citi Dante o Pasolini sei una persona “di buone letture” mentre se progetti un transistor sei “solo” un tecnico.

Nella visione popolare i due che hanno inventato il transistor ai Bell Labs sono solo due
sconosciuti tecnici (che guarda caso hanno rivoluzionato il mondo), mentre invece questo programma che senza i due sconosciuti “ferraioli” (1) non avrebbe mai potuto essere trasmesso meritava il 44 per cento di share (2): 
http://it.wikipedia.org/wiki/La_pi%C…%29#Ascolti_TV

Questa sovrastruttura di stronzate teoriche menoma gravemente la capacita’ della media della popolazione di interpretare il mondo reale e di interagire in maniera logica con esso. Quando il figliolo viene elogiato per aver preso otto nel tema di educazione civica e meno che considerato quando chiede il Meccano per Natale (meglio regalargli un bel tablet, fa molto piu tennologgiko e poi si sa, le nuove generazioni con la tecnologia ci sanno fare), 0quando si vestono le bambine di rose e fucsia, quando i libri comprati dalla mamma sono i romanzi di Fabio Volo e il massimo dell’erotismo sono le cinquanta sfumature di qualcosa, quando ti consigliano l’oscillococcinum (3) per guarire dalla tosse, ecco che le cose non possono che andare come vanno, ovvero con una patina di florida funzionalita’ e un sottofondo di inefficienza e di rottura di cog__oni per coloro i quali cercano di utilizzare/far funzionare le cose (4).

Questa incapacita’ interpretativa della realta’ ha causato in campo micro-economico-familiare il risultato che, negli anni che vanno a occhio dal 2003 a 2012, si e’ accumulata una poderosa quantita’ di indebitamento.

Sul banco degli accusati il primo soggetto da porre risponde al nome di “mutuo prima casa”, subito a seguire viene “X comode rate mensili” e in terza posizione “prestito personale”.

Questa triade di spese e’ stata ed e’ in Italia piu’ nefasta della triade della guerra fredda. (5)

Mutuo prima casa

0Vecchio ed ottimo strumento per incrementare la diffusione della piccola proprieta’ familiare. Eccellente nelle finalita’ e nel funzionamento finche’ NON si eccede la capacita’ media di risparmio della famiglia.
Chi per mestiere si trova a leggere vecchi mutui (vecchi significa in media prima del 2000) nota che il capitale mutuato era in genere nell’ordine del 60/70 per cento della spesa e la durata era nell’ordine dei 10/15 anni. Mutui accesi personalmente che fossero di durata ventennale prima del 2000 erano decisamente rari (a meno che non fossero frazionamenti di mutui accesi dai costruttori). Il motivo di questo fatto e’ presto detto: chi prestava soldi (tipicamente una banca), prestava del suo e, in caso di inadempienza, del suo ci rimetteva.
Se la percentuale di mutui in sofferenza eccedeva il margine di guadagno medio (tipicamente non molto elevato) erano dolori per i bilanci. Per recuperare il credito era necessaria una azione legale di durata pluriennale con aggravio di costi e immobilizzo di capitale, anche se in media il primo creditore (ovvero la banca) non ci rimetteva alla fine quasi niente dato che anche vendendo gli immobili a sconto (diciamo intorno al 60/70 per cento del valore) si riusciva a riportare a casa il capitale mutuato.
La politica di ogni istituto di credito era prudenziale all’eccesso ne confronti delle famiglie e della piccola impresa (poi ovviamente gli amici degli amici riuscivano sempre a tirare qualche sola plurimiliardaria…).

Dal 2000 qualche genio del male si inventa uno strumento che si chiama “cartolarizzazione”.
Lo scopo era di soddisfare la massa di correntisti/investitori piu’ o meno forniti di denaro che cercavano una forma di investimento che fosse un po’ piu’ dinamica e performante rispetto ai soliti BOT. In pratica si cedevano i crediti sottostanti ai mutui in essere ad un soggetto terzo il quale creava uno strumento finanziario che poi collocava presso gli investitori.
Sistema buono sulla carta per tutti e che permetteva alle banche di raccogliere denaro fresco da reimpiegare nel settore immobiliare in un circolo virtuoso di sempre maggiori investimenti.
Il malefico sottoprodotto di queste operazioni (penso non voluto coscientemente a livello sistemico anche se certamente apprezzato da certe “direzioni” a livello personale) e’ stato lo “scollamento” tra la rischiosita’ del prodotto e il rischio dei soggetti che erogavano il credito.
In fondo, se sono dietro una scrivania e devo stilare un budget per il prossimo anno, che mi deve fottere se una percentuale X dei miei mutui potrebbe forse andare in crisi rispetto ad una percentuale nX se abbasso i criteri di erogazione? Una volta che i miei mutui sono stati cartolarizzati ed escono dal MIO bilancio per andare nel bilancio di qualcun altro, che mi deve importare se quel qualcun altro ha difficolta’ ad esperire i suoi crediti? Sono i suoi, mica i miei. E poi, non gli abbiamo gia’ concesso un paio di punti di extra rendimento per il rischio che si assume? Se voleva stare tranquillo che continuasse a comprarsi i suoi BOT!

Il quadro all’epoca non era inquietante. L’economia andava su e giu’ come sempre ma il mercato prometteva successo. Le borse andavano su e giu’ come sempre ma rischi sistemici all’orizzonte non ce n’erano (in fondo una Enron a caso capita ogni cinque e sei anni… vuoi mica che i superbanchieri di Wall Street non ci capiscano?).
Il risultato lo conosciamo. Rubinetti del credito aperti anche a chi non avrebbe potuto permetterselo e prezzi delle case triplicati in un decennio.

Comode rate mensili

Un tempo andavi in negozio, compravi la cucina/frigorifero/stereo/#oggettoacaso e pagavi.

0Con i soldi.

I soldi erano il risultato del risparmio, ovvero di quanto mettevi da parte ogni mese dopo aver sottratto dal tuo guadagno quello che ti serviva per vivere e, si spera, per divertirti.
Se dovevi comprare qualcosa che eccedeva il tuo risparmio (tipo l’auto o la mobilia) facevi le rate. Le rate erano in genere non moltissime ed erano fatte direttamente da chi ti vendeva le cose oppure, come nel caso delle automobili, da finanziarie che erano di proprieta’ delle case automobilistiche. Il negoziante quando gli chiedevi di pagare a rate ti squadrava da capo a piedi e si chiedeva “questo qui mi paghera’ o lo dovro’ inseguire per avere i miei soldi”? Brutto da dire ma il sistema funzionava. La percentuale di mancati pagamenti era abbastanza alta, ma il prezzo delle cose vendute a rate veniva maggiorato in maniera piu’ che proporzionale al rischio, cosicche’ anche un’alta percentuale di mancati pagamenti non intaccava la redditivita’ della vendita. Inoltre le rate erano di solito piuttosto onerose, pero’ il loro numero tendeva ad essere tanto piu’ basso quanto piu’ il venditore ti reputava “non completamente affidabile”. (6)
Piu’ o meno dal 2000 non e’ stato piu’ così. Da quella data si e’ cominciato a pagare le cose tutti allo stesso prezzo ma, per chi non disponeva del contante, con rate sempre piu’ lunghe, anche grazie alla disponibilita’ di societa’ finanziarie che avevano come scopo primario l’allocazione di denaro non proprio ma a loro volta preso a prestito con meccanismi di cartolarizzazione pari a quelli dei mutui ipotecari delle banche.
Nel momento in cui la durata del finanziamento ha smesso essere legata in maniera direttamente proporzionale all’affidabilita’ del debitore sono iniziati i guai.

Prestito personale

Stesse caratteristiche e stesse modalita’ delle “comode rate” con in piu’ l’aggravante del non essere legato ad una spesa specifica ma ad una generica “necessita’ di finanziamento”.

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(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Transistor#Storia

(2) e poi che due palle co ‘sta storia della piu’ bella… a me pare abbastanza ben scritta ma nulla di trascendentehttp://www.ilsole24ore.com/art/cultu…?uuid=Abs8vhaF

(3) e’ sempre divertente chiedere alle persone se non si sentono degli idioti a pagare lo zucchero mille e ottocento euro al chilohttp://4.bp.blogspot.com/-F3Q6INBEVj…00/oscillo.jpg

(4) penso che basti l’esperienza di entrare in un qualsiasi ufficio pubblico e chiedere una qualsiasi prestazione che sia al di fuori di quelle tre o quattro di base per rendersene conto

(5) http://it.wikipedia.org/wiki/Triade_nucleare

(6) Un vecchio sistema spannometrico per valutare la congruita’ della durata di un finanziamento dice che dovrebbe essere pari alla meta’ della vita utile del bene finanziato. Tradotto: se pensi di tenerti l’automobile sette o otto anni, la durata corretta del finanziamento per comprarla e’ di tre o quattro anni. La logica e’ che l’ammortamento finanziario del bene e il suo valore (ovvero la differenza tra quanto vale e il suo debito residuo) dovrebbe sempre essere un numero positivo. In pratica significa che, se compro la macchina a rate, in un qualsiasi momento del finanziamento (ovviamente si ragiona in media) il suo valore e’ tale che in caso di problemi posso venderla e chiudere col ricavato il debito residuo, uscendone pulito e senza debiti.

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1 commento Commenta
tanduri
Scritto il 5 luglio 2014 at 18:24

complimenti zio..
articolo a dir poco stupendo, veramente.

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