666 e’ il numero della rata – parte seconda – della percezione nella formazione del debito privato

Scritto il alle 18:58 da sylvestro

by Loziodigekko di www.RischioCalcolato.it/forum


0Moltissime famiglie sono nei guai per la mancata capacita’ di pagare i debiti.
La famosa sindrome “della quarta settimana” si origina in buona parte dal fatto che per molti nella prima settimana del mese il reddito disponibile viene eroso in gran parte dal mensile esborso dedicato al pagamento delle rate.

La capacita’ di risparmio di una famiglia e’ anche in tempi ordinari (e quelli odierni non lo sono) non molto elevata.
Una famiglia bireddito con prole puo’ ritenersi fortunata se riesce a mettere via qualcosa tutti i mesi in cui non si presentano spese impreviste.


Secondo l’Istat una percentuale di famiglie compresa tra gli estremi di una su tre nelle piu’ fortunate localita’ del nord italia e due su tre nelle meno fortunate localita’ del sud, hanno difficolta’ a far fronte a spese impreviste.
E’ un segno dei tempi e della profonda crisi del mercato del lavoro e del connesso livello di sostenibilita’ dello stato sociale così come lo conosciamo dal dopoguerra.

L’indebitamento non e’ pero’ per sua natura un fatto negativo Il credito fa parte della natura umana.

A meno di non vivere in un mondo esistente solo nella fantasia, il credito e il suo0 contraltare speculare (il risparmio) permeano qualsiasi attivita’ umana.

Il contadino che mette via un quinto del grano per la semina dell’anno dopo sta risparmiando le sementi confidando sulla riscossione di un credito da parte della natura.

Molti beni di prima necessita’ eccedono le normali disponibilita’ di risparmio accantonato (al primissimo posto ovviamente la casa,  a seguire l’automobile, la mobilia in generale e i grossi elettrodomestici).
Comprare a rate (col mutuo per la casa, con finanziamento per gli altri beni) e’ spesso l’unico modo per poter accedere al possesso di questi beni.

E qui si entra nel succo del discorso.

Questo simbolo rappresenta la dicotomia rischio/opportunita’, ovvero la fondamentale domanda da porsi quando si prende una qualsiasi decisione non banale che, nel caso dell’accensione di un finanziamento e’: ne vale la pena?0Ne vale la pena se l’accensione del finanziamento e’ consapevole, ovvero comprende la conoscenza dei meccanismi di base del finanziamento, i suoi limiti, le sue opportunita’ e i suoi rischi.
Ora a me, come ad altri prima di me (ciao Lugg, come stai?), fa sempre un certo effetto vedere il comportamento delle persone nei confronti degli acquisti importanti.
Sento persone discutere per ore se il telefonino X sia meglio/peggio, piu’/meno conveniente, pu’/meno prestante del telefonino Y, sviscerandone le caratteristiche tecnico-organolettiche con la compunzione che ci si aspetta da un sommellier quando ti deve proporre una bottiglia di vino (3).

Idem per l’automobile. Idem per la TV a led. Idem per i mobili.
Per il credito no.
Per il credito vale il principio “quel che passa il convento” con l’ulteriore specifica “o mangi ‘sta minestra o salti ‘sta finestra”.

E’ come se il credito, invece di essere una parte fondamentale dell’acquisto (ovvero la forma di pagamento del prezzo), fosse una strana cosa che si deve fare “perche’ si”.


Sicuramente parte del fenomeno e’ dovuta alla mancanza di “esperienza tattile 
ed emozionale” insita in questa forma di spesa (comprare un oggetto da seicento euro con una firma e’ un’esperienza ben diversa che dare in mano a qualcuno dodici biglietti da cinquanta euro o trenta biglietti da venti).
L’altra settimana mi sono trovato in tasca un duecento euro in biglietti da cinque. Il portafoglio e’ diventato spesso tre centimetri. La sensazione fisica era quella di essere 0improvvisamente diventato milionario. Il giorno dopo avevo la stessa cifra in tasca sotto forma di quattro biglietti da cinquanta e mi e’ sembrato di essere improvvisamente diventato piu’ povero.

Quando parlo con le persone sento parlare di spese anche importanti con la facilita con cui si ordina un caffe’ al bar, e mi chiedo: ma la gente, quando firma per un finanziamento, si rende conto realmente di quello che sta facendo?
Non sono il tipo da discorsi tipo “i bei tempi andati” o “si stava meglio quando si stava peggio”, pero’ non posso non notare che rispetto a quando ero piccolo c’e stata una evoluzione delle persone col mondo del denaro che posso solo definire come devastante (4). Il credito e’ diventato da una cosa da “maneggiare con cura” ad una esperienza banale, quasi scontata.
Il rapporto tra la visione del proprio futuro (ragionamenti elementari del tipo “che faccio se…”) e la gestione del denaro sono diventati un fatto aleatorio, superati dal semplicistico “qui ed ora, tanto del doman non v’e’ certezza, quindi perche’ preoccuparsi?”.

Mi fa sempre uno strano effetto pensare che in periodi in cui la perdita del lavoro era vista
al massimo come un disagio momentaneo in attesa di un nuovo 
lavoro (5) ci fosse tanta attenzione al futuro e alle possibilita’ di spesa, mentre in un momento come l’attuale, in0 cui si dovrebbe avere cento occhi e pensare sette volte sette prima di agire, si sia così superficiali.

Dovessi fare della psicologia sociale spicciola direi che si tratta della mancanza infantile di esperienze negative. La maggior parte delle persone attive e’ nata dopo il 1950, ovvero ben dopo l’ultimo periodo di mancanza di beni e servizi fondamentali della storia occidentale. Sembra che le persone non si rendano in media conto del fatto che il mondo da cui dipende il proprio benessere non e’ così per grazia ricevuta/destino/natura, ma per l’esistenza di un sottofondo che si chiama “lavoro” e che il fatto che oggi io stia bene non
significa necessariamente che debba stare bene anche in futuro se non prendo le precauzioni necessarie e non adotto le accortezze minime legate alla sicurezza.

Nel mondo del credito questa mancanza di percezione della possibilita’ che le cose non funzionino sempre come previsto, si traduce in una mancata/ridotta capacita’ di valutare con spirito critico le proprie personali priorita’ e le proprie possibilita’ di benessere. Come ricordavo all’inizio del discorso, il credito da la possibilita di anticipare l’acquisizione di beni e servizi di importo rilevante in cambio di un futuro impegno alla restituzione della somma prestata maggiorata di interessi e spese.


Qui si presentano due ordini di problemi: il primo consiste nel fatto che, a 
dispetto delle ridondanti (anche se non esageratamente chiare) informazioni contenute nei prospetti informativi, gran parte delle persone non si rendono assolutamente conto di quanto il 0credito costa, quanto tempo ci terra’ impegnati, a che rischio ci espone e quanto incidera’ sul budget familiare. 
Si tratta di osservazioni assolutamente banali, non legate per la loro piena comprensione al possesso di particolari competenze, non difficili da categorizzare ma che, per un qualche arcano motivo a me ignoto, assolutamente disattese dalla massa.

Facciamo un esempio legato ad un generico finanziamento. Per ora voglio escludere dal discorso i mutui per acquisto di abitazione che, se da un lato godono di interessi minori ed agevolati rispetto ai finanziamenti generici, dall’altro lato comportano impegni non banali sia nelle somme che nei tempi di rientro.

Oggi (luglio 2014,) per diecimila euro di finanziamento personale un noto portale mi propone (numeri leggermente approssimati per evitare le virgole):

329 euro per 36 mesi che corrispondono ad un totale da restituire di 11.850 euro
260 euro per 48 mesi che corrispondono ad un totale da restituire di 12.480 euro
217 euro per 60 mesi che corrispondono ad un totale da restituire di 13.020 euro
189 euro per 72 mesi che corrispondono ad un totale da restituire di 13.600 euro

Prima osservazione: piu’ il finanziamento e’ lungo e piu’ costa. Sara’ banale da dire, ma non e’ così scontato per moltissime persone. L’esperienza personale mi dice che moltissimi non (dico non) si rendono conto del fatto che piu’ un finanziamento e’ lungo e piu’ costa. Di solito il parametro unico di riferimento e’ il valore della rata (189 e’ meno di 329, il fatto che ci siano 1.750 euro di differenza sul costo totale non viene considerato, anche se corrisponde a piu’ di un mese di uno stipendio medio).

Seconda osservazione: piu’ il finanziamento e’ lungo e per piu’ tempo si paga.
Miiii…… che bravo….. ho scoperto l’acqua calda.
E invece sara’ banale ma neppure questo e’ scontato.
E’ stupefacente la quantita’ di persone che non riesce ad associare una scritta del tipo “60 mesi” con il concetto di “cinque anni” e di quanto sono lunghi e di quante cose0 possono capitare nell’arco di tale periodo. Cinque anni sono un periodo di tempo sufficiente a conoscersi, fidanzarsi, sposarsi e fare un figlio. Cinque anni sono un periodo sufficiente a prendersi, partendo da zero, un diploma o una laurea. Sono un periodo di tempo sufficiente a crearsi una situazione lavorativa da apprendista a dipendente esperto. Sono un periodo
di tempo sufficiente a ristrutturare di persona un cascinale impegnandosi solo nel fine settimana. Sono un periodo di tempo sufficiente a costruirsi un aeroplano in garage (6)

Eppure le persone si impegnano a pagare per quattro/cinque/sei anni magari solo per pagarsi un matrimonio (che potrebbe durare – e spesso lo fa – meno della durata del finanziamento) oppure un’automobile che e’ gia’ rottamata quando ancora mancano due anni da pagare.

Terza osservazione: quanto rischio. Bisogna scindere il discorso in due parti, ovvero quanto e’ il mio rischio nell’immediato e come evolvera’ questo rischio nel tempo.
Il discorso comune e’: “prendo diecimila euro per la macchina, quindi mi sto indebitando per diecimila euro”. Falso, falsissimo, falserrimo!!!!! SVEGLIA !
!!!!!!!! (7)

Quando prendo a prestito diecimila euro mi sto in realta’ indebitando per la somma totale che devo restituire che e’ composta di capitale (cioe’ la somma che mi danno) piu’ la somma degli interessi che paghero’ nel periodo, piu’ le spese di apertura e gestione del finanziamento, piu’ le eventuali spese legate al mancato pagamento (su questo punto sorvolo in blocco perche’ meritera’ un discorso a parte).

Nell’esempio di partenza significa che devo restituire malcontati dai dodicimila euro del 36 mesi ai quasi quattordicimila del 72 mesi. (8)
Significa che la mia utilitaria non costa veramente realta’ diecimila euro, ma dodici o quattordicimila (9). Oltretutto col normale meccanismo dell’ammortamento a rate uguali, si pagano molti meno soldi di capitale con le prime rate rispetto alle ultime, quindi se 0decido di chiudere il finanziamento dovro’ trovare una cifra non proporzionale al numero delle rate che mi mancano ma di piu’ (volendo estinguere all’inizio, molto di piu’).

Inoltre la durata del credito influisce moltissimo sul debito residuo.
Nell’esempio riportato all’inizio, con una semplice calcolatrice finanziaria (10) si vede che (ipotizzo per semplicita’ i nostri diecimila euro ad un tasso sempre uguale del dieci per cento anche se non e’ proprio sempre così):
nel caso del 36 mesi se interviene un problema alla fine del dodicesimo mese si devono restituire 7.000 euro (3.700 euro nel caso di restituzione alla fine del ventiquattresimo);
nel caso del 48 mesi se interviene un problema alla fine del dodicesimo mese si devono restituire 7.900 euro (5.500 euro nel caso di restituzione alla fine del ventiquattresimo);
nel caso del 60 mesi se interviene un problema alla fine del dodicesimo mese si devono restituire 8.400 euro (6.600 euro nel caso di restituzione alla fine del ventiquattresimo)
nel caso del 72 mesi se interviene un problema alla fine del dodicesimo mese si devono restituire 8.700 euro (7.300 euro nel caso di restituzione alla fine del ventiquattresimo)


E’ evidente che piu’ si allunga la durata del debito, piu’ soldi si mettono a 
rischio perche’ si restituisce piu’ lentamente, si accumulano piu’ interessi e, soprattutto, ci si espone per una maggiore quantita’ di tempo alla possibilita’ di dover restituire la maggior parte del capitale. Il vantaggio di una rata piu’ bassa non compensa (o meglio: compensa solo in parte) questo rischio.

C’e’ qualcosa di trascendente nei concetti esposti sopra? C’e’ qualche particolare incomprensibile? E’ necessaria una laurea in matematica/finanza/fisica per comprendere o e’ sufficiente fermarsi un momento a ragionare?
L’istinto mi direbbe di no. Che nessuno di questi concetti richiede particolari doti personali o conoscenze.
L’esperienza mi dice di si. Ognuno dei punti sopra esposti, per quanto banali e scontati dal primo all’ultimo, causa la sua brava quantita’ di danni sul campo.

Il secondo ordine di problemi nasce dalla sommatoria di finanziamenti diversi e dalla loro incidenza sul reddito e quindi sul budget della famiglia.

Ma di questo parleremo un’altra volta….

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(1) http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_IMPREV

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/W%C4%93ij%C4%AB

(3) un giorno mi piacerebbe scoprire se qualcuno ha mai fatto un’indagine in
doppio cieco (http://it.wikipedia.org/wiki/Doppio_cieco) sull’attivita’ di
sommellier. Io sono un molto modesto bevitore (bevo vino solo se sono con
amici, e poi magari un paio di volte al mese un qualcosa di buono davanti a un
film) e, mentre riconosco lontano un miglio una schifezza da un buon prodotto,
non riesco assolutamente a percepire i diversi livelli di qualita’ oltre un
certo livello. Traduco: tra un cognac del discount e uno buono passa un miglio,
tra uno buono e uno molto buono si sente ancora una grossa differenza, tra uno
molto buono e uno da milionari (che pure mi e’ capitato di assaggiare) non ci
vedo praticamente nessuna differenza. Secondo me oltre certi livelli si
sconfina nella filosofia. Il doppio cieco se venisse implementato causerebbe
probabilmente un certo numero di grossi imbarazzi…

(4) Mio padre e mia madre aborrivano il concetto di debito. In parte era
dovuto alle loro esperienze personali. Mio padre (classe 1932) aveva dei brutti
ricordi legati al suo essere ragazzino nel periodo del dopoguerra e alla
gioventu’ da giovane immigrato al nord (arrivo’ a Torino nel 1954 in pieno
periodo “così ridevano”). Mia madre ha delle brutte esperienze legate ad un
padre che ha vissuto per tutta la vita sommerso dai debiti.
Hanno quindi vissuto, frutto delle loro esperienze, senza mai (e intendo
proprio mai) indebitarsi con nessuno. In questo senso si sono persi anche molte
opportunita’. Negli anni ’70 e poi di nuovo negli anni ’80, il non voler
accendere un (sostenibilissimo) mutuo ha fatto perdere la possibilita’ di
passare da un appartamento di due stanze (48 mq) e un qualcosa di piu’ comodo.
Questo atteggiamento conservativo ha sicuramente evitato loro molti pensieri,
anche se non posso non pensare che li ha anche molto limitati.

(5) O comunque con la prospettiva quasi certa di avere un qualsiasi lavoro che
permettesse di portare a casa la pagnotta.

(6) http://www.youtube.com/watch?v=bOxQ_fa84Qw

(7) Almeno una volta nella vita lo volevo scrivere ‘sto maledetto “sveglia” in
maiuscolo. Non lo faccio piu’, prometto….

(8) In pratica funziona un po’ come per il parmigiano, che piu’ e’ stagionato
e piu’ costa…

(9) Cioe’ molto di piu’ di quello che in genere si crede di riuscire a
risparmiare dopo un attento studio dei modelli e del mercato. A volte si riesce
a risparmiare mille euro sull’acquisto per finire a pagarne duemila di
interessi in piu’. Magari dopo aver speso qualche centinaio di euro in riviste
e benzina consumata per girare nei concessionari.

(10) Tipo questa: http://www.telemutuo.
it/calcolatriciegrafici/pianoammortamento1.html

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