Osservatorio Mutui: è finita l’era del debito IV

Scritto il alle 12:49 da sylvestro

0Mentre si appresta a calare il sipario anche su questo travagliato 2014, prosegue la consueta rassegna di consuntivi e pre-consuntivi sull’andamento del settore del finanziamento alle case e sul sottostante mercato immobiliare.

Vengono confermate più o meno tutte le tendenze ravvisate negli ultimi trimestri: a fronte di un piccolo aumento di compravendite nei primi nove mesi dell’anno ed una presunta ripresa dell’erogazione di mutui prosegue lentamente il calo dei prezzi in maniera più o meno diffusa sul tutto il territorio nazionale. Il sentiment degli operatori è ancora orientato verso una stabilizzazione sugli attuali valori o in debole decrescita.

Dal punto di vista del montante dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione anche l’ultimo bollettino di Bankitalia conferma il lento e progressivo prosciugamento del totale degli importi come visualizzabile nella tabellina di seguito, espressa in miliardi di euro.

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Grazie all’ultimo consueto report Osservatorio Mutui pubblicato periodicamente da Mutuionline.it scopriamo che sul fronte delle nuove erogazioni la vera star è la surroga, già a partire dalle richieste: praticamente la metà dei clienti (49,0%, record assoluto) entra in banca per chiedere di rinegoziare il mutuo (segno evidente del combinato disposto di difficoltà ad onorare il debito e disponibilità di condizioni favorevoli) e per la prima volta avviene il sorpasso nei confronti delle richiesta per acquisto prima casa che crolla ad un storico minimo (40,8%) come mostrato nel diagramma sotto.

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0Sulle erogazioni effettive emerge un 26,7% di surroghe contro un 61,3% di acquisto prima casa, facilmente riscontrabile nel grafico di seguito. A quanto pare solo una metà dei clienti che fanno richiesta di surroga viene accontentata.

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L’importo medio del finanziamento prosegue nel suo trend decrescente confermando la lenta convergenza di richiesta ed erogazioni verso valori più bassi come illustrato nell’immagine seguente che confronta i valori e la differenza tra le due componenti.

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La distribuzione per fasce di importo vede prevalere i mutui con valori inferiori ai 100mila euro con oltre i tre quarti dei casi; più in dettaglio primeggiano i mutui tra i 50 ed i 100mila euro con il 37,0% del totale.

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0La distribuzione dei mutui per Loan to Value appare ancora variamente diffusa tra tutte le fasce con una leggera prevalenza (24,6%) di quelli compresi tra il 71 e l’80 percento.

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1Infine osserviamo che viene confermata anche la tendenza a concedere mutui solo a lavoratori a tempo indeterminato con una schiacciante percentuale di quasi l’85%.

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Con questa breve panoramica è facile intuire che stiamo vivendo un’epoca in cui il ruolo del debito è stato fortemente ridimensionato a causa degli effetti della crisi che ha reso via via più problematico dare fiducia a famiglie ed aziende anche alla luce delle crescenti sofferenze del comparto.

Risulta quindi comprensibile che gli istituti di credito, nonostante le dichiarate buone intenzioni e le manifestazioni pubbliche di apertura verso al concessione di nuovi finanziamenti, risultino tuttavia obbligate a mantenere un concreto atteggiamento di prudenza pur potendo godere di ampi appoggi economici sia a livello nazionale con i fondi di garanzia concessi da Cassa Depositi e Prestiti sia a livello europeo da parte della Banca Centrale con l’elargizione di ampie erogazioni a basso costo che avrebbero dovuto essere destinate al mondo produttivo.

Detto in parole povere, sono sempre meno i soggetti ritenuti in grado di sopportare il peso di un finanziamento anche laddove i tassi di interesse e le durate potrebbero consentire una facile restituzione in condizioni normali.

Non a caso il basso numero di compravendite raggiunto nel settore residenziale è stato perfezionato in circa il 70% dei casi senza il ricorso ad un mutuo a comprova che il guado dell’attuale difficile fase sta avvenendo attraverso un lento e laborioso processo di ricostruzione del serbatoio di risparmi, unico vero elemento di restituzione della fiducia nel futuro in contrasto con i vuoti slogan di maniera che invitano a spendere e spandere sul mercato anche in assenza di criteri di sostenibilità di reddito o di prezzi.

Il cammino della ricostruzione delle condizioni di sostenibilità economica complessiva del mercato immobiliare italiano si conferma ancora lungo a causa della lentezza nei calo dei prezzi degli immobili che nonostante i passati sette anni di crisi e la perdita talora anche importante dei valori mantiene un significativo scostamento rispetto alle attuali e future disponibilità economiche delle giovani fasce di compratori.

Il vero olio fluidificatore per gli ingranaggi economici del nostro sistema paese sarebbe un mercato immobiliare snello ed adeguato ai veloci processi di evoluzione delle economie moderne, purtroppo ci tocca di assistere ad un farraginoso trascinamento di aspettative preconcette incatenate a valori e tendenze storiche oggi improponibili con il serio rischio di dover assistere all’annichilimento di una intera generazione di aquirenti, venditori ed addetti ai lavori.

Al netto di poche eccezioni, i veri vincitori di questo periodo sono stati e potrebbero continuare ad essere coloro che sono rimasti volontariamente lontano da questo comparto.

WK

sylvestro

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1 commento Commenta
Scritto il 21 dicembre 2014 at 19:17

il mercato immobiliare si riprenderà, ma non si sa quando, le tasse sulla casa hanno fatto in modo che gli Italiani non investono più sul mattone.

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