Mercato Immobiliare: le banche abbandonano definitivamente il mattone

Scritto il alle 15:57 da sylvestro

Che non tirasse una buona aria nel settore ormai lo avevano capito praticamente tutti, difficile ignorare i dati ufficiali degli ultimi anni di compravendite e prezzi, la neo-nata (o ritrovata) tendenza ad aumentare la pressione fiscale, il crollo degli investimenti e la inevitabile conseguente perdita di posti di lavoro. Ma che gli voltasse le spalle anche lo storico principale partner del comparto e cioè il mondo bancario probabilmente in pochi l’avevano previsto, anzi in tanti dichiaravano di mostrarsi fiduciosi in un ritorno di interesse e di sostegno concreto a partire dall’erogazione dei mutui.

E’ notizia di oggi che i principali istituti bancari hanno deciso di snellire il parco filiali e quindi procederanno alla chiusura di almeno 1.500 sportelli sparsi su tutto il territorio nazionale ma in particolare nei centri storici e le zone di pregio. Un’altro duro colpo dopo l’avvenuta chiusura di altre 5.000 filiali dal 2008 ad oggi (vedi “La recessione ha chiuso 5 mila agenzie“) e che con questa manovra contribuirà a deprimere ulteriormente il mercato sia in maniera diretta che in maniera indotta.

Sappiamo benissimo che tra i motivi alla base della scelta, tutti legittimi e comprensibili, ci sono la razionalizzazione conseguente alla crisi, la tendenza all’accorpamento ed il processo di digitalizzazione delle funzioni anche se ufficialmente la spiegazione che si tenta di far passare è che sono i clienti a voler evitare la fila alla cassa per operazioni che si possono facilmente eseguire con pc, tablet e smartphone.

Difficile che venga tentata la via della riqualificazione in una epoca post-esternalizzazione delle mansioni e di virtualizzazione degli strumenti, quindi quasi sicuramente gli oltre 1.500 immobili andranno ad ingrossare le fila delle dismissioni da aziende poichè detenere a patrimonio degli asset che non rendono ed hanno costi vivi non indifferenti farebbe male ai conti, soprattutto per quegli istituti di credito alle prese con scandali vari, sofferenze e buchi di bilancio.

Si tratta di un segnale chiaro e severo sulle aspettive nei confronti dell’economia in generale e dei settori bancario ed immobiliare in particolare; laddove un tempo venivano orgogliosamente esibite vetrine accattivanti con la pubblicità dei prodotti finanziari adesso stazionano tristi ambienti vuoti e spenti con attaccato il cartello vendesi. Le conseguenze di questi nuovi piani industriali non tarderanno a farsi sentire; non solo i quartieri interessati perderanno uno dei fattori storici di rivalutazione e prestigio, ma soffriranno della ennesima presenza di volumetrie a disposizione accompagnando il repricing già in atto nelle zone centrali e di pregio dove la facevano da padrone fino a non molto tempo fa, ennesimi testimoni, loro malgrado, della cronica tendenza a chiudere vetrine ed abbassare saracinesche in maniera definitiva.

Meno dirigenti, funzionari e dipendenti all’opera nelle filiali vuol anche dire meno appartamenti piazzati o ricercati nelle vie a ridosso degli sportelli, vuol anche dire meno movimento e meno attrattiva e meno indotto negli spazi adiacenti. Triste risveglio per quei proprietari immobiliari che erano abituati a contare sull’affitto sicuro ad istituti bancari vuoi sul piano commerciale che su quello residenziale o coltivavano l’aspirazione di cedere loro a caro prezzo il loro gioiello di quartiere. Con la nuova prossima disponibilità di abitazioni in zone centrali e semicentrali che seguirà l’esodo dei lavoratori si rischia di passare dal vecchio “Affittasi solo uso foresteria” al prossimo “Cedesi miglior offerente”; oltretutto la minore presenza sul territorio dei funzionari preposti ai finanziamenti causerà inevitabilmente una minore conoscenza diretta delle caratteristiche intrinseche di dettaglio degli immobili e delle attività nelle vie limitrofe e dunque si assisterà probabilmente ad un appiattimento delle valutazioni per la concessione di nuovi mutui.

E’ finita un’epoca, quella della rendita garantita dal mattone, quella dell’investimento sicuro e per tutte le stagioni. D’ora in poi bisognerà riorganizzare i propri progetti facendo conto del cambio di passo tra i vari settori economici: le banche si ritroveranno a risparmiare parecchi milioni, e vien da chiedersi per quelle che riusciranno a tener testa alla crisi dove destineranno i prossimi impieghi? Quali comparti godranno dei favori degli istituti di credito nei prossimi anni? Difficile siano direttamente gli stessi che loro hanno scientemente abbandonato, più probabile che cerchino di intercettare i prodromi delle future reali leve della crescita economica.

Sarà interessante scoprirlo insieme, nel frattempo eviterei di raccogliere i cocci prima che emergano nuovi segnali di esaurimento della fuga in corso, altre attività potrebbero seguire il loro esempio ed essere tentate di snellire il proprio patrimonio immobiliare.

 

  

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