Mercato Immobiliare: la tassazione a livello internazionale

Scritto il alle 14:17 da sylvestro

worldLa recente pubblicazione dell’Agenzia delle Entrate sul confronto della tassazione sugli immobili tra i principali paesi OCSE offre un interessante panorama degli oneri che i contribuenti proprietari dei vari stati sono chiamati sostenere per accrescere, detenere e tramandare il proprio patrimonio edilizio.

Ne emerge un quadro molto variegato che rivela quanto siano diversamente distribuite le tasse tra le varie fasi del ciclo di vita di una casa.

Le statistiche sono aggiornate fino all’anno 2012 quindi i dati e le considerazioni che seguono non tengono conto nè delle modifiche intercorse nel frattempo nè ovviamente delle ulteriori proposte di variazioni in corso di discussione. Per approfondimenti si rimanda al documento originale disponibile a questo link La tassazione immobiliare: un confronto internazionale.

Occorre innanzitutto puntualizzare che grossa parte della revisione del livello e dei criteri dell’imposizione fiscale sulla casa deriva da precise direttive della Commissione Europea che da diversi anni emana puntuali raccomandazioni differenziate per paese con l’intento di riequilibrare ed uniformare nel lungo periodo l’insieme della tassazione immobiliare a seconda delle peculiari condizioni economiche in rapporto al carico contributivo.

Già da questa prima tabella sintetica organizzata per macrogruppi si può notare come le linee guida varino da stato a stato.

0L’Italia si ritrova tra i molti chiamati a spostare il carico fiscale dal settore produttivo a quello patrimoniale ed inoltre è invitata ad aggiornare i parametri di imposizione in maniera da avvicinarli a quelli reali di mercato.

In quest’altra immagine si può apprezzare come L’Italia sia in prima fila come tassazione patrimoniale complessiva anche se, sorprendentemente, ci sono paesi avanzati come Usa, Giappone, Francia e Regno Unito che presentano valori di imposizione ben più alti.

0Recita fuori dal coro una Germania che offre l’opportunità di pagare basse tasse sulle case anche se c’è da precisare che la scarsa propensione alla crescita dei prezzi occorsa negli ultimi decenni giustifica in grossa parte questa evidente disparità di trattamento.

Più in dettaglio sul fronte del rapporto percentuale tra tassazione patrimoniale e PIL si evidenzia un andamento crescente negli ultimissimi anni per Italia e Francia, decrescente per Spagna e Regno Unito e stabile per la Germania.

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Uguale tendenza appare anche se si confronta il prelievo in percentuale alle entrate totali come si può apprezzare dal grafico che segue.

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Se invece ci si concentra solo sul fronte della tassazione immobiliare allora l’Italia,   nonostante i recenti aumenti, appare molto meno onerosa di altri paesi suoi pari a meno di Spagna e Germania.

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Anzi, in rapporto alle entrate totali il prelievo sulla proprietà immobiliare si presenta tra i più bassi ad esclusione della solita Germania.

Se c’è un aspetto dove l’Italia si presenta come particolarmente favorevole è quello della tassazione sulla successione, da sempre la più bassa tra i paesi avanzati.

0Sarà anche o soprattutto per questa caratteristica che nei decenni si è sviluppta una spiccata propensione all’accumulo con travaso generazionale degli immobili che è culminata con una percentuale di proprietari molto alta ed un patrimonio complessivo che risente moltissimo dello sbilanciamento verso l’investimento nel mattone.

Questa peculiarità unita alla ipertrofica tendenza a cementificare tutto il cementificabile ha causato la formazione di un eccesso di costruzione che, come vedremo in dettaglio in uno dei prossimi articoli, la stessa Agenzia delle Entrate valuta nell’ordine di sette milioni circa di unità a disposizione (cioè non utilizzate direttamente nè date in locazione o comodato) che corrisponde a quasi il 10% del totale.

Non stupisce quindi che ci siano ripetuti richiami a mobilizzare in tutti i modi possibili questa ricchezza “parcheggiata”, soprattutto in tempi di crisi perdurante con fame di posti di lavoro ed opportunità di crescita e non stupirà se nel prossimo futuro assisteremo a nuove forme di prelievo con imposte dal nome accattivante o con manovre indifferibili dell’ultim’ora per sopravvenute esigenze di cassa.

Motivo in più per proseguire individualmente nella politica della astensione dall’investimento nel fu bene rifugio per scongiurare l’ennesimo scivolone sul fronte della cattiva allocazione dei propri risparmi.

 WK

sylvestro

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