Confindustria: un nuovo credit crunch è alle porte

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Un nuova fase di stretta sul credito è alle porte in un contesto, quello dei mutui alle famiglie, dove la fiducia bancaria sulla clientela si è dimostrata tenere un sia pur minimo interesse all’acquisto immobiliare. La nuova primavera dei mutui immobiliari con la percettibile e tanto osannata ripresa delle erogazioni nel corso del 2015, sembra doversi inginocchiare di nuovo sotto i colpi dell’estrema incertezza politica ed economica tutt’ora irrisolta che conferma il periodo nero del mattone.

Nel secondo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,15% contro lo 0,25% stimato e non sarà “molto più vivace anche nel terzo”. A dirlo è il Centro Studi di Confindustria nella sua ultima Congiuntura flash, in cui osserva che “all’incertezza derivante dalla Brexit si sommano le difficoltà del sistema bancario (non solo in Italia). Fattori che accrescono i rischi al ribasso per l’andamento” della nostra economia.

“Il crollo delle quotazioni delle banche italiane – si sottolinea nello studio – accentuato dalla Brexit, rispecchia le attese di maggior fabbisogno di capitali e ne rende più arduo il reperimento, proprio quando le risorse del Fondo Atlante sono quasi esaurite e gli esiti dei nuovi stress test Eba-Bce (che saranno diffusi il 29 luglio) potrebbero indicare debolezze da sanare. C’è il rischio di una nuova fase di credit crunch (stretta del credito)”. “Dopo le garanzie pubbliche per la raccolta di liquidità tramite bond (varate a fine giugno), altri interventi sono allo studio anche per favorire le eventuali ricapitalizzazioni”.

sssdddIl Centro studi di Confindustria avverte che “L’incertezza politica è il tratto distintivo e dominante dell’attuale scenario economico internazionale. Nuovi attacchi terroristici e cruciali appuntamenti elettorali dagli esiti in bilico e dalle conseguenze potenzialmente dirompenti rendono ancora più fragile la crescita globale che risulta essere la più debole degli ultimi tre anni e mezzo”.

In Italia la risalita della produzione industriale, “già molto disomogenea tra settori e quindi poco solida”, ha subito una nuova battuta d’arresto nel secondo trimestre e, di conseguenza, costringe a rivedere al ribasso le stime di variazione del Pil. “L’export è in recupero mentre l’aumento della domanda interna si sta infiacchendo a causa dei consumi, con gli investimenti che invece tengono il passo”.

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